Napoli, 21 marzo 2026 – Negli ultimi giorni si registra un preoccupante aumento dei casi di epatite A nella città di Napoli e nell’area circostante, con più di 150 ricoveri ospedalieri confermati. L’epidemia, che coinvolge principalmente i reparti di malattie infettive come l’ospedale Cotugno, ha indotto le autorità sanitarie a mettere sotto controllo l’origine della diffusione, individuando lotti di molluschi contaminati come possibile fonte del contagio. A fornire un quadro aggiornato sull’epatite A e sulle modalità di prevenzione è stato il professor Pietro Lampertico, direttore della Struttura Complessa di Epatologia al Policlinico di Milano e docente universitario di Gastroenterologia, che ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera.
Caratteristiche e trasmissione dell’epatite A
L’epatite A è un’infezione virale acuta che colpisce il fegato, causata dal virus HAV, un virus a RNA appartenente alla famiglia dei Picornaviridae. La sua trasmissione avviene prevalentemente per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati da feci infette. I molluschi bivalvi, come cozze e vongole, rappresentano una delle principali fonti di contagio, soprattutto se consumati crudi o poco cotti, essendo in grado di filtrare grandi quantità di acqua contaminata.
Il virus si diffonde anche per contatto diretto tra persone, in particolare quando non vengono rispettate le norme igieniche nella manipolazione del cibo o durante rapporti sessuali con contatto oro-anale, modalità di trasmissione particolarmente osservata in specifici gruppi a rischio. Il periodo di incubazione varia da due a sei settimane, mediamente quattro, durante il quale il soggetto può essere contagioso anche senza manifestare sintomi.

Sintomi, decorso clinico e gruppi a rischio
L’epatite A presenta un quadro clinico che può variare a seconda dell’età e delle condizioni del paziente. Nei bambini piccoli l’infezione spesso è asintomatica, mentre negli adulti e negli anziani i sintomi includono nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, oltre ai segni tipici di epatite acuta come ittero, urine scure e feci chiare. La durata della malattia può estendersi da alcune settimane fino a sei mesi, con un decorso generalmente benigno.
Tuttavia, nei soggetti oltre i 50-55 anni, l’epatite A può evolvere in forme più gravi, con rischio di insufficienza epatica acuta, condizione potenzialmente fatale che si verifica in circa l’1,8% dei casi in questa fascia di età. Nel complesso, la malattia non cronicizza e induce un’immunità permanente nei soggetti guariti, escludendo la possibilità di reinfezione.
Prevenzione e ruolo del vaccino
Il vaccino contro l’epatite A è un vaccino inattivato, efficace e sicuro, somministrato in due dosi distanziate di alcuni mesi. Pur non essendo parte del calendario vaccinale obbligatorio in Italia, è raccomandato per categorie a rischio quali viaggiatori in aree endemiche, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, tossicodipendenti, pazienti con malattie epatiche croniche e familiari di persone infette.
In relazione all’attuale focolaio a Napoli, il professor Lampertico sottolinea che la vaccinazione non è una misura immediatamente utile per prevenire l’infezione in corso, data la necessità di settimane o mesi affinché sviluppi efficacia, ma rappresenta un importante strumento di protezione futura, soprattutto per persone anziane o immunocompromesse.
Per limitare il rischio di contagio, è fondamentale evitare il consumo di molluschi crudi durante epidemie, mentre non vi sono controindicazioni per pesce crudo, sushi o frutti di bosco. L’igiene personale, in particolare il lavaggio accurato delle mani dopo l’uso del bagno e prima di manipolare alimenti, rimane una difesa primaria contro la diffusione del virus.
Continua la sorveglianza epidemiologica nelle strutture sanitarie campane, mentre le autorità sanitarie monitorano la situazione per contenere la diffusione e garantire la sicurezza alimentare della popolazione. Il contributo di esperti come il professor Lampertico offre un supporto prezioso per informare correttamente cittadini e operatori sanitari sulle caratteristiche di questa infezione e sulle strategie più efficaci per affrontarla.






