Roma, 19 febbraio 2026 – Nel contesto del sistema sanitario nazionale italiano emergono criticità significative che penalizzano in modo particolare le persone più fragili. Secondo il rapporto “Sussidiarietà e… salute” realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà e presentato oggi alla Camera dei Deputati, circa il 20% degli italiani appartenenti alle fasce più svantaggiate rinuncia o posticipa cure necessarie a causa di motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso. Questa situazione preoccupante si inserisce in un quadro generale di sottofinanziamento e disomogeneità organizzativa che limita l’equità e la qualità delle prestazioni sanitarie.
Sottofinanziamento e diseguaglianze nel sistema sanitario
Il documento evidenzia come il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sia caratterizzato da un finanziamento inferiore rispetto alla media dei principali Paesi dell’Unione Europea, con circa 37 miliardi di euro di tagli cumulati nel decennio 2010-2019. Tali riduzioni sono state effettuate senza considerare adeguatamente la qualità e l’equità delle cure erogate. Inoltre, le risorse vengono distribuite principalmente sulla base delle prestazioni erogate, anziché sulla integrazione dei percorsi assistenziali, sulla continuità di cura o sugli esiti di salute. Questa modalità di allocazione risulta particolarmente svantaggiosa per i pazienti cronici e fragili, che necessitano di un’assistenza coordinata tra più ambiti di cura.
Un ulteriore elemento critico riguarda la carenza di personale sanitario, soprattutto medici di medicina generale, che rappresentano il primo punto di contatto per le persone con maggiori bisogni sanitari e sociosanitari. La mancanza di prossimità e continuità assistenziale e la scarsa integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari riducono di fatto il diritto alla salute, incidendo negativamente sull’equità di accesso alle cure.
Impatto economico e sociale sulle famiglie fragili
Il rapporto mette in luce anche il peso crescente della spesa sanitaria “out-of-pocket”, ovvero quella sostenuta direttamente dai cittadini. Questa incide per il 24% sul totale della spesa sanitaria, una delle percentuali più elevate in Europa occidentale e ben al di sopra della media UE, che si attesta intorno al 15%. Tale spesa è in aumento costante dal 2010, fatta eccezione per il periodo della pandemia da Covid-19. Inoltre, l’8,6% delle famiglie italiane è costretto ad affrontare spese sanitarie giudicate insostenibili, collocando l’Italia al nono posto tra i Paesi Ocse per questo indicatore.
Dal punto di vista sociale, la relazione tra salute e titolo di studio risulta particolarmente significativa: i tassi di mortalità evitabile sono più elevati tra le persone con un livello di istruzione basso, evidenziando una correlazione tra disuguaglianze educative e condizioni di salute.
Particolarmente vulnerabile è la popolazione anziana: nel nostro Paese circa 4 milioni di over-65 non autosufficienti necessitano di assistenza, più di 5,5 milioni vivono soli e quasi un milione vive in condizioni di povertà assoluta. L’Assistenza domiciliare integrata (Adi), che rappresenta la principale forma di presa in carico integrata tra sanitario e sociosanitario, copre solo il 30,6% degli anziani non autosufficienti, lasciando gran parte del carico assistenziale alle famiglie.
La visione della Fondazione per la Sussidiarietà
Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e professore ordinario di Statistica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, sottolinea che la sussidiarietà rappresenta una chiave fondamentale per migliorare il sistema sanitario nazionale. Essa si configura come un’architettura di cooperazione tra Stato, territori e comunità, capace di garantire efficacia, equità e sostenibilità nel lungo periodo.
Secondo Vittadini, la promozione di modelli organizzativi che favoriscano collaborazioni strutturate tra i diversi soggetti di cura e assistenza può generare benefici significativi soprattutto per i pazienti cronici e fragili, superando la frammentazione e la mancanza di responsabilità unitaria nel percorso di cura.
Il Rapporto 2024 della Fondazione per la Sussidiarietà evidenzia inoltre come la disomogeneità territoriale della spesa, l’assenza di un’analisi approfondita dei bisogni, l’eterogeneità normativa e la policentricità della governance ostacolino il raggiungimento di un welfare universalistico e di qualità. Sul portale della Fondazione è disponibile il Rapporto completo, accompagnato dal resoconto della presentazione avvenuta a Roma presso Bankitalia, con la partecipazione di autorevoli rappresentanti istituzionali.
Il quadro delineato conferma l’urgenza di profonde riforme per assicurare a tutti i cittadini, in particolare ai più fragili, un accesso equo e sostenibile alle cure sanitarie e sociosanitarie.






