Milano, 3 gennaio 2026 – Nuove evidenze scientifiche confermano l’importanza del cioccolato fondente non solo come piacere gastronomico, ma anche come potenziale alleato nella lotta contro l’invecchiamento biologico. Un recente studio pubblicato su Aging e condotto da ricercatori del prestigioso King’s College London, in collaborazione con esperti del Policlinico di Milano, ha messo in luce il ruolo della teobromina, uno degli alcaloidi principali presenti nel cacao, nella modulazione degli indicatori dell’invecchiamento.
Il ruolo della teobromina nell’invecchiamento biologico
Lo studio ha analizzato i dati di oltre 1.500 individui appartenenti a due coorti europee, la britannica TwinsUK e la tedesca KORA. I ricercatori hanno rilevato una correlazione lineare tra i livelli plasmatici di teobromina e i biomarcatori dell’invecchiamento, in particolare la lunghezza dei telomeri e le modifiche epigenetiche al DNA, note come metilazioni. “Tanto più alta è la concentrazione di teobromina, tanto più evidenti risultano i segni di un rallentamento dell’invecchiamento biologico”, ha spiegato il team di ricerca. Sebbene non sia ancora chiaro se il merito sia esclusivamente della teobromina o anche dei numerosi polifenoli presenti nel cioccolato fondente, è significativo che altri alcaloidi della stessa famiglia, come caffeina e teofillina, non mostrino effetti simili.
Questi risultati suggeriscono un potenziale beneficio di un consumo regolare di cioccolato fondente, soprattutto quello con alte percentuali di cacao, povero di zuccheri e grassi aggiunti. Tuttavia, gli esperti sottolineano che non si tratta di un invito indiscriminato al consumo, ma di un primo passo verso una più approfondita comprensione degli effetti salutari del cacao.

La crisi della produzione di cacao e le risposte dell’industria
Parallelamente alle scoperte scientifiche, la filiera del cacao sta affrontando una crisi strutturale dovuta al cambiamento climatico, che ha ridotto drasticamente la produzione nei principali Paesi produttori in Africa e America Latina. Questa situazione ha portato a un aumento costante dei prezzi del cacao, spingendo alcuni colossi del settore a ridurre la quantità di cacao nelle loro ricette per contenere i costi. Per esempio, Nestlé ha dovuto ritirare la dicitura “cioccolato” da alcune barrette come Toffee Crisp e Blue Riband nel Regno Unito, poiché il contenuto di cacao era sceso al di sotto della soglia legale del 20%. Anche prodotti iconici come il KitKat bianco e i biscotti Digestive di Pladis hanno subito analoghe riformulazioni.
In risposta a questa emergenza, Nestlé ha avviato una collaborazione con l’Università della Pennsylvania, il Tropical Agricultural Research and Higher Education Center del Costa Rica e la società di consulenza Fox Consultancy. Il progetto mira a mappare oltre 300 varietà di cacao, creando una biobanca per selezionare quelle più resilienti ai cambiamenti climatici e con caratteristiche organolettiche e nutrizionali ottimali. Si esplorano inoltre nuove tecniche di lavorazione e l’impiego delle parti della pianta finora trascurate, come polpa e placenta, per valorizzare ulteriormente la filiera.
Il cioccolato fondente artigianale: qualità e tradizione italiana
In Italia, il mercato del cioccolato fondente artigianale continua a crescere, proponendo prodotti di alta qualità realizzati con cacao selezionato proveniente da zone di origine tra Africa e America Latina. Marchi come Bernardi Cioccolato offrono una vasta gamma di tavolette con percentuali di cacao dal 70% al 100%, cioccolatini assortiti, creme spalmabili e persino frutta candita ricoperta di fondente, tutti caratterizzati da un’attenta lavorazione artigianale e dall’assenza di zuccheri aggiunti.
Questa attenzione alla qualità e alla provenienza del cacao non solo esalta i sapori intensi e aromatici del cioccolato fondente, ma ne valorizza anche le proprietà nutrizionali, che favoriscono la concentrazione e l’apporto di energia. La crescente domanda di prodotti monorigine e senza additivi testimonia un interesse sempre più consapevole verso un consumo responsabile e salutare.

Collaborazioni scientifiche di rilievo
Il contributo del Policlinico di Milano a questa ricerca sottolinea il ruolo di eccellenza che l’istituto riveste nella medicina e nella ricerca clinica italiana. Fondato nel 1456, il Policlinico è uno dei principali centri di cura e ricerca biomedica, con un’attenzione particolare anche alle malattie rare e alla medicina traslazionale. La collaborazione internazionale con il King’s College London, uno degli atenei più prestigiosi al mondo e membro del cosiddetto “Golden Triangle” britannico, conferma l’importanza di sinergie scientifiche per affrontare le sfide emergenti in campo medico e nutrizionale.
Il King’s College, con i suoi oltre 21.000 studenti e 5.700 dipendenti, vanta una storia di eccellenza che ha prodotto numerosi premi Nobel e figure di rilievo mondiale. Le sue ricerche all’avanguardia in biomedicina e scienze sociali contribuiscono a innovare la conoscenza globale su temi di grande impatto, come l’invecchiamento e le malattie croniche.
