Londra, 20 marzo 2026 – Nel Regno Unito continua a destare preoccupazione il recente focolaio di meningite di tipo B che ha colpito soprattutto la zona del Kent, nel sud dell’Inghilterra. L’Uk Health Security Agency ha aggiornato il bilancio parlando di 27 casi sospetti, con due giovani vittime confermate, entrambe studentesse. Le autorità sanitarie britanniche mantengono alta l’allerta e hanno intensificato le campagne di vaccinazione, in particolare tra adolescenti e giovani adulti frequentanti i luoghi interessati dall’epidemia.
Il focolaio e le misure di contenimento
Il primo contagio è stato rilevato presso il Club Chemistry di Canterbury, città universitaria nel Kent, dove numerosi giovani sono stati ricoverati d’urgenza dopo aver contratto la malattia in seguito a contatti ravvicinati. Un caso è stato segnalato anche a Londra, dove un istituto scolastico è stato coinvolto. Dal 18 marzo è in vigore uno stato di emergenza sanitaria pubblica che impone a tutti i medici del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) l’obbligo di segnalare tempestivamente qualsiasi sintomo sospetto di meningite.
Le autorità sanitarie hanno invitato chiunque abbia frequentato il locale a sottoporsi sia a terapia antibiotica profilattica sia a vaccinazione, per arginare la diffusione del batterio. La campagna vaccinale ha coinvolto università come la Kent University e la Canterbury Christ Church University, oltre a diverse scuole superiori, con l’obiettivo di raggiungere soprattutto gli studenti degli ultimi due anni.
Meningite: caratteristiche, sintomi e modalità di trasmissione
La meningite è una grave infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono l’encefalo e il midollo spinale. Questa patologia può essere causata da virus, batteri o funghi, con la forma batterica che rappresenta la più pericolosa e potenzialmente letale, soprattutto se non trattata tempestivamente. Tra i batteri più comuni responsabili della meningite vi è il Neisseria meningitidis, noto come meningococco, con numerosi sottogruppi tra cui il gruppo B, protagonista dell’attuale focolaio inglese.
I sintomi tipici della meningite acuta includono febbre alta, cefalea intensa, rigidità nucale, vomito a getto, fotofobia e alterazioni dello stato di coscienza. Nei neonati e bambini piccoli, la sintomatologia può essere più sfumata, con irritabilità, sonnolenza e scarso appetito. La diagnosi si basa sull’analisi del liquido cerebrospinale ottenuto tramite puntura lombare. Il trattamento precoce con antibiotici è fondamentale per prevenire conseguenze gravi come sordità, epilessia o deficit cognitivi.
La trasmissione avviene principalmente tramite goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o contatto diretto, rendendo i luoghi affollati e con contatti ravvicinati particolarmente a rischio.
Vaccinazioni e strategie preventive
Nel Regno Unito la vaccinazione contro il meningococco B è offerta gratuitamente ai neonati e ai bambini, con una copertura che ha dimostrato un’efficacia dell’83% nella prevenzione delle forme più gravi. Tuttavia, la vaccinazione degli adolescenti e dei giovani adulti non è ancora una prassi consolidata, a causa di incertezze sulla durata della protezione e sull’effetto nel ridurre la colonizzazione batterica e quindi la trasmissione.
Il Comitato Congiunto per la Vaccinazione e l’Immunizzazione (JCVI) ha recentemente riaperto il dibattito in merito, su richiesta del Ministero della Salute, per valutare l’opportunità di estendere la campagna vaccinale a queste fasce d’età, soprattutto alla luce degli ultimi eventi epidemiologici.
Attualmente, oltre al vaccino contro il meningococco B, viene somministrato quello contro i gruppi ACWY, che protegge da altre varianti responsabili di meningite e setticemia, in particolare ai ragazzi tra i 13 e i 25 anni. Tuttavia, come sottolinea l’Agenzia britannica per la salute pubblica (UKHSA), il vaccino riduce il rischio di ammalarsi ma non elimina completamente la possibilità di trasmissione ad altri.
Rischi e situazioni a rischio
I soggetti più vulnerabili alla meningite meningococcica invasiva sono i neonati, per i quali il vaccino è ormai prassi consolidata, e gli adulti affetti da condizioni come celiachia, anemia falciforme o disturbi della milza. Il contagio è favorito da condizioni di sovraffollamento e contatti stretti, come avviene nei campus universitari, nei luoghi di aggregazione giovanile e in situazioni di convivenza forzata, come caserme o pellegrinaggi.
Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), il rischio che l’epidemia inglese si estenda all’Unione Europea rimane molto basso, grazie alle misure di sorveglianza e prevenzione adottate.
Aggiornamenti sulla situazione inglese
Le autorità sanitarie britanniche continuano a monitorare attentamente l’evoluzione del focolaio e a promuovere campagne di sensibilizzazione e vaccinazione. In parallelo, il dibattito scientifico e politico si concentra sull’opportunità di ampliare la copertura vaccinale ai giovani adulti, che rappresentano la fascia più colpita dal recente aumento dei casi.
L’attenzione resta alta, soprattutto dopo le vittime tra i giovani studenti, e il sistema sanitario inglese ha rafforzato la comunicazione ai medici per garantire una diagnosi precoce e un intervento tempestivo in caso di sospetto di meningite.






