Il compleanno di Matteo Salvini è passato in silenzio, almeno per Roberto Vannacci. L’europarlamentare e leader di Futuro Nazionale ha inviato gli auguri, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Quel gesto mancato racconta più di mille parole: il rapporto con la Lega è ormai congelato. Nel corso di un’intervista a Radio Cusano, Vannacci ha spiegato che il distacco è netto, non c’è più spazio per vecchie alleanze. Anche con Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, il confronto si limita a un saluto fugace, senza dialoghi politici reali. Futuro Nazionale, il partito nato dalle ceneri di quella rottura, è la nuova sfida che Vannacci vuole portare avanti con determinazione.
La destra è divisa: il rapporto di Vannacci con Salvini e gli altri leader
Vannacci ha messo a fuoco la situazione politica attuale. Il governo Meloni, ha spiegato, si è basato su tre grandi riforme: rafforzare il ruolo del premier, riformare la giustizia e portare avanti l’autonomia differenziata. Ma, secondo lui, queste riforme sono ancora lontane dall’essere realizzate. Il risultato? Molti elettori sono delusi e si allontanano dalle urne. A complicare il quadro, le tensioni internazionali che hanno frenato l’azione del governo. Vannacci invita a non perdere tempo, a dare una spinta decisa che coinvolga anche Futuro Nazionale, che punta a raccogliere quel pezzo di elettorato deluso e disilluso.
Futuro Nazionale cresce a ritmo serrato: c’è il no al dl bollette
Il nuovo partito nato il primo marzo ha sorpreso tutti per la velocità con cui si sta espandendo. Ventimila iscritti e circa 400 comitati già attivi: numeri importanti per un movimento appena nato nel panorama politico italiano. Sul decreto-legge sulle bollette, Vannacci non ha dubbi: voto contrario alla fiducia. Dietro a questa scelta c’è una reciproca diffidenza. Da un lato, la leadership guarda con sospetto a questa nuova formazione; dall’altro, proprio questa mancanza di fiducia limita l’appoggio che Futuro Nazionale può dare all’esecutivo. Il voto negativo nasce quindi anche da un clima di sfiducia che ancora pesa sul nuovo partito e sulle alleanze già in campo.
Il caso Delmastro e un giudizio misurato sulle dimissioni
Sull’onda delle polemiche legate a Delmastro e alle sue dimissioni, Vannacci ha scelto un tono equilibrato. Pur ammettendo una certa leggerezza nella gestione della vicenda, evita condanne nette. Ricorda però che questi errori hanno conseguenze politiche inevitabili. Per questo giudica doverose le dimissioni, riconoscendo però che “a volte si può non essere a conoscenza di tutto ciò che riguarda decisioni importanti, anche da vicino”. Una posizione che traduce delusione ma anche la volontà di mantenere un atteggiamento moderato di fronte alla crisi che attraversa il centrodestra.






