Roma, 25 febbraio 2026 – In un momento cruciale per la politica estera italiana, il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, ha preso la parola durante la segreteria nazionale di Forza Italia, esprimendo con fermezza la posizione dell’Italia in merito al recente sviluppo internazionale rappresentato dal Board of Peace. L’organizzazione, promossa dagli Stati Uniti e presieduta da Donald Trump, mira a gestire la fase successiva del conflitto nella Striscia di Gaza, ma ha suscitato reazioni contrastanti a livello globale.
Italia al Board of Peace: un ruolo da protagonista, non da spettatrice
Tajani ha sottolineato che l’Italia non è membro del Board of Peace, ma partecipa alla prima riunione come Paese osservatore, ribadendo che il nostro Paese non si presenta “con il cappello in mano” né in posizione di sudditanza rispetto agli Stati Uniti. Secondo il ministro, la partecipazione italiana ha l’obiettivo di tutelare gli interessi nazionali e di contribuire attivamente all’unica proposta attualmente esistente per affrontare l’emergenza nella Striscia di Gaza.
La pace nel Mediterraneo è stata definita da Tajani un “prerequisito fondamentale per la crescita economica del nostro Paese”, evidenziando come la stabilità regionale sia indispensabile, soprattutto in relazione al commercio e ai flussi di merci. Il ministro ha inoltre ricordato l’impegno italiano imminente nell’invio di carabinieri per formare la polizia locale a Gaza, un passo che, a suo avviso, rende “un errore politico” l’assenza dall’organismo internazionale che coordina la ricostruzione e l’amministrazione della Striscia.
Il Board of Peace, istituito ufficialmente il 22 gennaio 2026 a Davos, ha raccolto 24 membri fondatori più osservatori, ma ha anche incontrato forti critiche soprattutto per la struttura autocratica e la concentrazione del potere nelle mani del presidente Trump, che ricopre la carica a vita. L’Italia, pur non aderendo formalmente, ha scelto di non isolarsi da un tavolo che si propone di gestire una crisi di portata globale.
Le altre priorità politiche di Tajani: dazi, legge elettorale e referendum
Durante la stessa occasione, Antonio Tajani ha affrontato diversi temi di politica interna ed economica. Riguardo alla questione dei dazi americani, ha espresso un moderato ottimismo, ritenendo che la situazione sia “poco chiara” ma che la volontà degli Stati Uniti sia quella di riportare la tariffa al 15%, uno status quo ante che favorirebbe le relazioni commerciali.
Sul fronte della legge elettorale, Tajani ha confermato che sono in corso incontri per un riforma che punti a un sistema proporzionale con premio di maggioranza di coalizione. L’ipotesi principale prevede l’abolizione dei collegi uninominali, mantenendo invece i collegi plurinominali con listini, al fine di garantire una maggiore rappresentatività e stabilità governativa.
Infine, sul tema del referendum sulla giustizia, Tajani ha precisato che la campagna elettorale sarà orientata a spiegare la sostanza della riforma, che secondo lui non mira ad “indebolire la magistratura” o a “rafforzare il governo”, bensì a rafforzare la democrazia. Ha ribadito il rispetto per la magistratura, distinguendo tra critiche verso magistrati politicizzati e il sistema giudiziario nel suo complesso. In ogni caso, ha assicurato, qualunque sia l’esito del referendum, il governo andrà avanti.
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