Fiumicino, 19 febbraio 2026 – Un convegno di grande rilievo si è svolto nell’Aula Consiliare di Fiumicino, dove è stata ribadita una tesi di forte impatto storico e investigativo: la stessa mano del terrorismo palestinese sarebbe all’origine degli attentati a Fiumicino del 1973 e del 1985, oltre che della strage di Ustica del 27 giugno 1980. L’ex ministro e onorevole Carlo Giovanardi ha aperto i lavori, sottolineando come le carte desecretate negli ultimi anni confermino questo collegamento, che rivendica la difesa dell’onestà intellettuale dei militari italiani ingiustamente accusati e la necessità di portare a termine i processi ancora aperti per identificare i responsabili.
Il legame tra attentati a Fiumicino e la strage di Ustica
Durante il convegno, cui hanno preso parte studiosi, giuristi ed esponenti istituzionali, tra cui il senatore Maurizio Gasparri e l’avvocato penalista Ugo Biagianti, è stata evidenziata una continuità storica tra gli eventi terroristici a Fiumicino e la tragedia aerea di Ustica. Gasparri ha infatti affermato che “c’è una lettura di continuità tra gli attentati e la strage“, mentre Biagianti ha sottolineato l’importanza di indagini basate su nuovi accertamenti, tra cui l’analisi del relitto del DC-9 Itavia, conservato a Bologna, utilizzando le tecniche più moderne disponibili. L’Associazione Verità per Ustica, rappresentata dalla presidente Giuliana Cavazza, che ha perso la madre nella strage, ha ribadito l’impegno a mantenere viva la ricerca della verità, nonostante i decenni trascorsi.
Aurelio Misiti, presidente del Collegio Peritale Internazionale, ha richiamato i risultati della commissione da lui presieduta, che ha escluso con rigore tecnico ipotesi di cedimento strutturale o collisione con altri velivoli, e ha indicato come unica causa plausibile la presenza di un ordigno esplosivo nella parte posteriore dell’aereo. “Spero ci sia la volontà di trovare i veri responsabili”, ha dichiarato, rilanciando un appello che accompagna da anni le iniziative per fare luce su un disastro che ha causato la morte di 81 persone, senza superstiti.
I fatti e le indagini
Il 27 giugno 1980, alle ore 20:59, il volo di linea IH870 della compagnia Itavia, un Douglas DC-9-15 con codice di registrazione I-TIGI, decollò dall’aeroporto di Bologna-Guglielmo Marconi diretto a Palermo-Punta Raisi. L’aereo perse il contatto radio mentre sorvolava il Mar Tirreno tra Ponza e Ustica e si schiantò in mare, spezzandosi in almeno due tronconi. Tutti gli 81 occupanti, tra passeggeri ed equipaggio, persero la vita. Nonostante indagini e processi, la dinamica e la causa esatta del disastro non sono state completamente chiarite.
Nel corso degli anni sono state avanzate diverse ipotesi, con una delle più accreditate che coinvolge un combattimento aereo tra forze internazionali, con il DC-9 colpito da un missile “per errore”. Nel 2007, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che era capo del governo all’epoca, riferì alle autorità giudiziarie di un missile francese lanciato da un velivolo dell’Aéronavale, ritenuto responsabile dell’abbattimento. Più recentemente, nel 2023, l’ex ministro Giuliano Amato ha confermato alla stampa che la strage fu conseguenza di “un piano per colpire l’aereo sul quale volava Gheddafi”.
Le indagini giudiziarie hanno condotto alla condanna civile dei Ministeri delle Infrastrutture e della Difesa per omesso controllo, con conseguenti risarcimenti alle famiglie delle vittime. Nel frattempo, la compagnia Itavia, già in difficoltà finanziaria prima del disastro, cessò l’attività pochi mesi dopo l’incidente.
Il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta, integrato dai contributi di esperti e testimonianze, continua a focalizzarsi sul chiarimento di aspetti ancora oscuri, tra cui la presenza di velivoli militari non autorizzati nella zona e la natura esatta delle comunicazioni radio intercettate durante il volo.






