Una password finita al centro della polemica politica. A Senato della Repubblica, durante un’audizione istituzionale, è emerso un dettaglio che ha acceso il dibattito: per accedere al Wi-Fi compariva una parola carica di significato storico, “Dux”. Un episodio che ha sollevato critiche e richieste di chiarimento.
Chi ha scelto “Dux” come password?
Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Madama, non ci sarebbe alcuna scelta deliberata dietro la parola “Dux”. Le credenziali di accesso alla rete interna vengono infatti create automaticamente da un software che combina lettere e numeri in modo casuale. L’anomalia, quindi, sarebbe il risultato di un processo automatico e non di una decisione umana.
Il contesto: l’audizione con Hoekstra
L’episodio si è verificato durante un incontro ufficiale con Wopke Hoekstra, commissario europeo per il Clima. Proprio in quell’occasione alcuni parlamentari hanno notato la password, sollevando il caso e portandolo rapidamente all’attenzione pubblica.
Le critiche dell’opposizione sulla password “Dux”
Le reazioni non si sono fatte attendere. Peppe De Cristofaro, capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra al Senato, ha parlato di un episodio grave, sottolineando come l’utilizzo di termini legati al passato fascista non possa essere liquidato come una semplice leggerezza. Secondo il senatore, si tratta di un segnale di superficialità in un contesto istituzionale, che richiederebbe invece maggiore attenzione e rispetto.
La posizione del Partito Democratico
Sulla stessa linea anche Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali. Il senatore del Partito Democratico ha definito l’episodio una “ridicolaggine” da non ripetere, evidenziando come anche un eventuale intento ironico non giustificherebbe l’uso di un termine così sensibile come “Dux”. Parrini ha inoltre espresso la convinzione che il presidente del Senato, Ignazio La Russa, sia già intervenuto per evitare che situazioni simili possano verificarsi in futuro.





