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Home Politica

Salvini saluta Umberto Bossi “Ciao Capo”, ma tra i due c’era un rapporto complicato

La morte di Umberto Bossi riporta al centro il difficile rapporto con Matteo Salvini e le profonde trasformazioni della Lega, tra tensioni interne ed eredità politica

by Marco Viscomi
20 Marzo 2026
Matteo Salvini e Umberto Bossi

Matteo Salvini e Umberto Bossi | Facebook - @matteosalvini

Milano, 20 marzo 2026 – La recente scomparsa di Umberto Bossi, fondatore storico della Lega Nord e figura emblematica della politica italiana, riaccende l’attenzione sul complicato rapporto con Matteo Salvini, attuale leader della Lega e vicepresidente del Consiglio dei ministri. Questo legame, fatto di tensioni e rare riconciliazioni, ha segnato profondamente l’evoluzione del Carroccio, da partito autonomista a forza nazionalista di rilievo nazionale.

Bossi e Salvini, un rapporto tra maestro e discepolo segnato da contrasti politici

Il sodalizio tra Bossi e Salvini è stato da sempre caratterizzato da una forte ambivalenza. Umberto Bossi, il “Senatùr”, simbolo del leghismo originario e della lotta per l’autonomia del Nord, ha assistito alla trasformazione della Lega sotto la guida di Salvini, da lui considerato un traditore del progetto iniziale: “per far sopravvivere la Lega, Matteo ha dovuto snaturarla, tradendo il Nord”, era uno dei suoi giudizi più duri. Il fondatore ha sempre mostrato diffidenza verso la svolta nazionalista e sovranista impressa da Salvini, che ha portato il partito a superare i confini settentrionali per divenire protagonista a livello nazionale, anche al Sud.

Nel 2013, la sfida per la segreteria federale fu il momento decisivo: Bossi, dopo aver ceduto il ruolo a Roberto Maroni, cercò di riprendersi il controllo del partito, ma Salvini, sostenuto dai militanti, prevalse con un consenso superiore all’80%. Da allora, il rapporto tra i due è stato segnato da accuse reciproche, critiche pubbliche e scontri anche legali sul simbolo e la direzione del partito. Bossi non ha mai rinunciato del tutto all’influenza, sostenendo il “Comitato del Nord” e mantenendo un ruolo simbolico come presidente a vita della Lega, posizione confermata fino alla sua morte avvenuta ieri 19 marzo a Varese.

Matteo Salvini
Un primo piano di Matteo Salvini | ANSA/GIUSEPPE LAMI – alanews

La svolta politica e la leadership di Salvini

Matteo Salvini, nato a Milano nel 1973, ha assunto la guida della Lega Nord nel 2013 e, successivamente, ha fondato la “Lega per Salvini Premier”, segnando una netta cesura con l’ideologia originaria di Bossi. La sua leadership ha visto un radicale spostamento verso una linea nazionalista, euroscettica e più orientata a temi quali l’immigrazione e la sicurezza interna, abbandonando progressivamente il progetto secessionista e le rivendicazioni autonomiste del Nord.

Salvini ha ricoperto importanti incarichi istituzionali, tra cui ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio nel governo Conte I, e attualmente è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepresidente del Consiglio nel governo Meloni. Il suo partito è diventato una delle principali forze politiche italiane, capace di allargare la base elettorale anche nelle regioni del Mezzogiorno, superando il tradizionale bacino settentrionale su cui si fondava la Lega.

L’ultimo saluto e un’eredità politica in bilico

Il vicepremier Salvini, dopo aver disdetto gli impegni a Mestre, si è diretto verso Milano e il Varesotto per rendere l’ultimo omaggio a Bossi, esprimendo parole di grande affetto e riconoscenza: “Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Ci hai insegnato a non mollare mai. Ciao Capo, A Dio”. Un messaggio che sembra suggellare una riconciliazione tardiva, dopo anni di tensioni e divergenze.

Tuttavia, il ricordo resta complesso. Per oltre un decennio, tra Bossi e Salvini sono volati stracci: dalle critiche sulla gestione del partito, alle polemiche sulla linea politica, fino alla scelta di Bossi di votare alle europee 2024 per Forza Italia, una decisione interpretata come una delle manifestazioni più evidenti dello strappo interno al Carroccio.

L’eredità di Umberto Bossi si intreccia oggi con la sfida della Lega di Salvini, che ha trasformato radicalmente un movimento nato per l’autonomia del Nord in una forza politica nazionale e sovranista. Gli equilibri interni e il futuro della Lega si misureranno anche alla luce di questa storia di rivalità e di continuità, che ha segnato profondamente la politica italiana degli ultimi trent’anni.

La Lega come la voleva Bossi: gagliarda e determinata

Matteo Salvini ha definito la Lega “gagliarda”, riprendendo un aggettivo spesso usato da Bossi stesso per descrivere il partito. Salvini ha infatti ricordato: “Voglio una Lega gagliarda e penso che Umberto l’abbia costruita bene e che la ritrovi ancora tale“. Il leader del Carroccio ha evidenziato come la Lega continui a crescere e a mostrarsi determinata, spesso “sola contro tutti”, caratteristica che – ha aggiunto – “ci ha irrobustito nella mente e nel fisico“.

“Essere identitari e federalisti in Italia significa essere per forza sovranisti in Europa“, lo ha detto Matteo Salvini in collegamento con Radio Libertà, la cui programmazione è tutta dedicata ad Umberto Bossi, il fondatore del partito morto ieri. “A Bruxelles stanno cercando di svuotare non solo le regioni, i comuni, ma anche gli Stati nazionali, i poteri, le responsabilità, i denari, capacità di scelta, quindi autonomisti e federalisti in Italia e sovranisti in Europa è un mix dovuto e doveroso” ha aggiunto.

Morto Umberto Bossi
Umberto Bossi | ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

L’eredità morale e politica di Umberto Bossi

Salvini ha inoltre sottolineato l’importanza dell’eredità lasciata da Bossi, un patrimonio non solo politico ma anche morale, valoriale e spirituale. Ha ricordato che il fondatore della Lega aveva sempre rinnovato la tessera del partito e che la sua idea ha rappresentato il punto di partenza per tutti i militanti e dirigenti attuali. “La sua eredità è tanta roba: – ha detto Salvini – è di battaglia, di non arrendersi mai, di rialzarsi ogni volta che si cade“.

Umberto Bossi, figura centrale della politica italiana e fondatore della Lega Nord nel 1989, ha guidato il partito fino al 2012 e ne è stato presidente a vita fino alla sua morte. La sua visione ha plasmato la Lega, trasformandola da un movimento autonomista del Nord a un partito di rilevanza nazionale, con una forte identità valoriale e battagliera.

L’omaggio di Salvini a Bossi conferma la continuità e la coesione del Carroccio, che si presenta oggi come un partito ancora in salute e fedele alle radici volute dal suo storico fondatore.

Tags: LegaMatteo Salviniprima paginaUmberto Bossi

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