La presenza fisica al Ministero è una delle polemiche più ricorrenti che hanno accompagnato l’esperienza di governo di Matteo Salvini. Non è una novità degli ultimi mesi: già durante il suo incarico al Ministero dell’Interno, tra il 2018 e il 2019, gli avversari politici lo accusavano di privilegiare comizi, dirette social e apparizioni televisive rispetto al lavoro d’ufficio. Una critica che si è ripresentata anche negli anni successivi, con il suo arrivo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Salvini e le assenze al Ministero: i dati e le critiche
Lo schema, secondo le opposizioni, sarebbe sempre lo stesso: un ministro molto presente mediaticamente e sul territorio, ma meno nei corridoi del dicastero. Salvini ha respinto più volte questa ricostruzione, sostenendo che un ministro non debba restare chiuso in ufficio, ma debba invece visitare cantieri, incontrare amministratori locali e confrontarsi con le categorie produttive.
È una diversa concezione del ruolo, che mette al centro la visibilità e l’azione esterna più che la permanenza nella sede istituzionale. Tuttavia, la polemica sulla “scrivania vuota” è rimasta un elemento costante nelle sue esperienze al governo.
Gli otto giorni delle Olimpiadi e dei sabotaggi
Il tema è tornato d’attualità nei primi giorni delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Tra il 6 e il 13 febbraio 2026, mentre l’attenzione internazionale era puntata sull’Italia, il sistema dei trasporti è stato messo sotto pressione dall’afflusso straordinario di passeggeri e da episodi di sabotaggio sulla rete ferroviaria, oltre che dalla minaccia di scioperi nel comparto aereo. Un contesto particolarmente delicato per chi guida il dicastero dei Trasporti.
Analizzando le notizie pubblicate in quella settimana, emerge un dato preciso: su otto giorni considerati, le cronache riportano esplicitamente la presenza fisica di Salvini al Ministero in una sola occasione, oggi, 13 febbraio, giorno in cui ha convocato un vertice con i sindacati sugli scioperi durante i Giochi. Negli altri giorni risultano dichiarazioni pubbliche, prese di posizione, annunci di convocazioni e interventi sul tema dei sabotaggi e delle precettazioni, ma non viene menzionata una sua presenza fisica nella sede del Ministero.
Questo elemento non prova automaticamente che il ministro non sia mai stato al dicastero in quei giorni, ma fotografa ciò che è stato raccontato dalle cronache: in una fase segnata da tensioni e criticità nei trasporti, la sua presenza continuativa al Ministero non risulta documentata dai resoconti.
Presenza simbolica o efficacia politica?
Ancora una volta, la questione si muove sul terreno politico più che su quello amministrativo. Per i critici, in un momento segnato da sabotaggi ferroviari e tensioni sindacali durante un evento globale, la presenza costante al Ministero avrebbe avuto un valore simbolico e operativo. Per i sostenitori, ciò che conta è l’efficacia delle decisioni adottate e non il numero di ore trascorse in ufficio.
La polemica sulla presenza di Salvini nei Ministeri che ha guidato si ripropone così ciclicamente, riemergendo con forza nei momenti di crisi. E anche nei primi otto giorni delle Olimpiadi invernali, tra sabotaggi e scioperi, il dibattito è tornato al centro dello scontro politico.






