Milano, 25 febbraio 2026 – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha fatto il punto sulle indagini riguardanti l’omicidio avvenuto a Rogoredo, quartiere periferico a sud-est di Milano, noto anche per le complesse problematiche sociali legate allo spaccio di droga e al degrado urbano. Piantedosi ha sottolineato l’impegno rigoroso delle forze di polizia e della magistratura per ricostruire esattamente i fatti, ribadendo il valore e la professionalità degli agenti impegnati sul territorio.
Le indagini sull’omicidio
Durante una visita a Milano, il ministro Piantedosi ha dichiarato che le indagini preliminari sull’omicidio di Rogoredo hanno restituito un quadro doloroso, soprattutto per chi quotidianamente serve lo Stato con dedizione e sacrificio. Le prime ricostruzioni, inizialmente divergenti, sono state superate grazie al lavoro accurato della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura. “C’è stato un impegno rigoroso per capire il prima possibile cosa fosse accaduto”, ha evidenziato il titolare del Viminale, che ha voluto incontrare i dirigenti della Questura di Milano per rinnovare il proprio apprezzamento per l’attività svolta anche in contesti difficili.
Rogoredo: un quartiere simbolo di sfide sociali e sicurezza
Rogoredo si trova nel Municipio 4 di Milano ed è noto da anni non solo come importante nodo ferroviario e sede di attività industriali e multinazionali come Sky Italia, ma anche come area segnata da problemi di degrado e spaccio, in particolare nel cosiddetto “bosco della droga”, un’area verde dove lo spaccio di eroina ha raggiunto livelli critici nel corso degli ultimi decenni. Nonostante gli interventi di bonifica e il lavoro congiunto di forze dell’ordine, istituzioni e associazioni no-profit, la zona continua a rappresentare una sfida complessa per la città.
Il ministro Piantedosi ha ribadito che l’episodio gravissimo di Rogoredo non può intaccare la lunga storia di dedizione, disciplina e servizio delle forze di polizia italiane, sottolineando che donne e uomini in divisa sono un patrimonio prezioso della Repubblica. “Auspico che nel dibattito pubblico si condanni chi si è macchiato di quelle condotte e si apprezzi il lavoro di magistrati e poliziotti che hanno accertato la verità senza indulgenze verso strumentalizzazioni”, ha concluso il ministro.






