Roma, 17 marzo 2026 – In un’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto sul clima che si è creato attorno al referendum sulla riforma della giustizia, sottolineando come non sia stato il governo a generarlo, ma le opposizioni.
Nordio, il clima politico e le accuse sulle responsabilità
“Non siamo stati noi a creare questo clima: abbiamo cercato di restare sui contenuti, la chiamata alle armi è stata fatta dalle opposizioni”, ha dichiarato il Guardasigilli. Nordio ha ammesso che, nel corso della campagna referendaria, si sono registrate affermazioni pesanti e insulti da entrambe le parti, ma ha rimarcato che l’attenzione degli italiani è stata deviata dal vero contenuto della riforma.
Il Ministro ha poi evidenziato che i temi proposti sono “già stati avanzati dalla sinistra”, e che il voto contrario serve soltanto a dare una spallata al governo. Riguardo ai decreti attuativi della riforma, Nordio ha smentito che siano già stati scritti, confermando la volontà di un confronto preliminare con magistratura, avvocatura e accademici.

Le novità della riforma e le posizioni
Sul punto relativo alla modifica del codice di procedura penale, che prevede la separazione della polizia giudiziaria dalla dipendenza diretta del pubblico ministero, Nordio ha spiegato che la riforma “lascia inalterato il potere del pm di disporre della polizia giudiziaria”. Ha anche precisato che alcune critiche, come quelle di Antonio Tajani, si riferiscono alle difficoltà di alcuni pm nel dirigere le indagini, non a un indebolimento del ruolo del magistrato.
Riguardo al doppio Consiglio superiore della magistratura, il Ministro ha ribadito la necessità di mantenere la magistratura come organismo unitario, anche se diviso nelle carriere, con un concorso unico possibile.
Infine, Nordio si è soffermato sul procuratore Nicola Gratteri, definendo difficile convincerlo a sostenere il “sì”, ma ricordando interventi pubblici dello stesso Gratteri, in cui si era detto favorevole al sorteggio per contrastare la degenerazione delle correnti nel Csm e la cosiddetta “giustizia domestica”. Nordio ha aggiunto: “Non gli chiederei di cambiare idea, ma perché ha cambiato la sua”.






