In occasione di un evento dedicato alla giustizia tenutosi oggi a Udine, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha voluto chiarire la natura del referendum sulla riforma della giustizia promosso dal suo dicastero, sottolineando come esso rappresenti un momento di confronto e non uno strumento di conflitto politico.
Nordio: “Il nostro referendum non è contro nessuno”
Il ministro ha esordito precisando che il referendum di oggi si differenzia nettamente da quello promosso da Matteo Renzi, definito “l’antitesi” della proposta attuale. “Renzi chiedeva il voto per sé e per il suo governo – ha spiegato Nordio – mentre noi affermiamo che il nostro referendum non è né a favore né contro nessuno”. Ha inoltre rassicurato che, anche in caso di sconfitta referendaria, non si assisterà a stravolgimenti politici: “Parlamento e legislatura rimarranno invariati. Non faremo la fine di Renzi”, ha affermato con fermezza.
Riforma della giustizia: rispetto e dialogo con la magistratura
Riguardo alle critiche che vedrebbero la riforma come un tentativo di sottomettere la magistratura al potere esecutivo, Nordio ha replicato ribadendo che la riforma mira a garantire assoluta indipendenza e autonomia sia ai magistrati requirenti che giudicanti. “L’articolo 104 della Costituzione stabilisce chiaramente questa divisione e autonomia – ha ricordato – e non c’è alcuna intenzione di modificarla in senso autoritario”.
Il ministro ha inoltre annunciato che, in caso di vittoria referendaria, non vi saranno rappresaglie nei confronti della magistratura. Al contrario, “il giorno stesso avvieremo tavoli di confronto con l’Associazione Nazionale Magistrati, gli avvocati e il mondo accademico, se lo vorranno, per elaborare leggi attuative condivise”.
Con la sua lunga esperienza da ex magistrato e procuratore aggiunto, Nordio ha sottolineato come queste idee siano coerenti con il suo percorso professionale e culturale, confermando la volontà di portare avanti una riforma “di chiarimento delle intenzioni” e non di contrapposizione.
La riforma della giustizia rimane dunque un tema centrale nell’agenda politica del governo Meloni, con il ministro Nordio impegnato a mantenere un equilibrio tra innovazione e rispetto delle istituzioni giudiziarie.






