Roma, 18 febbraio 2026 – La riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio è al centro di un acceso dibattito politico e giudiziario. In un’intervista rilasciata al direttore del Gruppo Corriere, Sergio Casagrande, pubblicata oggi sulle prime pagine di importanti testate regionali, il ministro ha sottolineato come la nuova normativa intenda rompere il potere delle correnti all’interno della magistratura, suscitando forti reazioni soprattutto tra i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM).
Nordio: “La riforma della giustizia toglie potere alle correnti, è questo che terrorizza l’ANM”
Carlo Nordio, in carica come Ministro della Giustizia dal 22 ottobre 2022 nel governo guidato da Giorgia Meloni, ha affermato che il timore dei vertici dell’ANM deriva proprio dalla perdita di potere che la riforma comporterebbe. “Non credo proprio che vincerà il no – ha detto – se riusciremo a spiegare la riforma ai cittadini e soprattutto se non le sarà conferito un significato politico”. Nel caso contrario, secondo Nordio, “sarebbe una vittoria delle procure, non delle opposizioni”.
Il ministro ha evidenziato come il cittadino avrà la possibilità di vedere il proprio accusatore parificato al difensore, davanti a un giudice davvero terzo e imparziale, come previsto dall’articolo 111 della Costituzione. “E si sentirà più sereno”, ha concluso.
Il profilo di Carlo Nordio e il contesto della riforma
Nato a Treviso nel 1947, Carlo Nordio è un ex magistrato e procuratore aggiunto con una lunga carriera nelle indagini su importanti vicende giudiziarie italiane, tra cui le Brigate Rosse venete, Mani Pulite, e il Mose di Venezia. Laureato in giurisprudenza all’Università di Padova, è stato anche consulente di Commissioni parlamentari e autore di diverse pubblicazioni sul tema della giustizia. Dopo il suo pensionamento nel 2017, è entrato in politica con Fratelli d’Italia, diventando deputato e poi ministro nel 2022.
Il dibattito resta acceso, con l’ANM che manifesta forte preoccupazione per le modifiche proposte, mentre il ministro si impegna a spiegare ai cittadini i benefici attesi da una giustizia più efficiente e imparziale.






