Roma, 4 marzo 2026 – Durante una recente intervista a Tagadà su La7, il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha espresso un giudizio severo sull’attuale esecutivo italiano in relazione alla crisi in Medio Oriente, innescata dall’attacco all’Iran. Secondo Renzi, il vero problema non riguarda la concessione delle basi militari italiane agli Stati Uniti, ma piuttosto le basi minime di competenza politica e coordinamento all’interno del governo.
Critiche al governo italiano e alla politica estera
Renzi ha definito l’attuale governo come un “governo di scappati di casa”, sottolineando la sua incapacità di gestire adeguatamente la politica estera. Ha evidenziato come la divisione interna all’esecutivo e la mancanza di comunicazione tra la Difesa e i servizi segreti rappresentino un ostacolo significativo. L’ex premier ha ricordato la sua esperienza alla guida del Paese, quando ogni richiesta americana veniva attentamente vagliata: “Prima di dare le basi, noi chiedevamo: ‘che cosa volete e come’”.
Riguardo all’attacco iraniano a Cipro, Renzi ha criticato la mancata invocazione dell’articolo 5 della Nato, che sancisce la difesa collettiva, definendo la situazione “strana” e sottolineando l’importanza di un impegno internazionale condiviso, in cui l’Italia potrebbe fornire basi militari o partecipare a missioni di peacekeeping, come in passato in Libano.
Sulla posizione del governo e il confronto Trump-Khamenei
Renzi ha definito la posizione del governo italiano “inconsistente” e “divisa”, sostenendo che l’Italia appare “uno, nessuno e centomila”. Ha anche criticato la mancata assunzione di responsabilità del governo dopo l’attacco, citando il ministro degli Esteri che ha dichiarato l’assenza di italiani coinvolti e la premier Meloni che, a suo dire, “non saprebbe cosa dire”, delegando ad Antonio Tajani il compito di intervenire in Parlamento.
Renzi: “Non sono d’accordo con Sanchez se mette Trump e Khamenei sullo stesso piano”
Inoltre, Renzi ha espresso un giudizio netto sul confronto tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader iraniano Khamenei, sostenendo di non condividere la posizione del premier spagnolo Pedro Sánchez che li avrebbe messi sullo stesso piano. Pur dichiarandosi contrario a Trump per il suo populismo e le sue politiche interne, Renzi ha affermato: “Se lo metti a paragone con Khamenei, non c’è dubbio che sto con Trump”. Ha inoltre sottolineato il dramma delle violazioni dei diritti umani in Iran, come le torture nel carcere di Evin, e ha definito il conflitto attuale come una battaglia tra Islam radicale e Islam riformista con ripercussioni anche economiche, ad esempio sul costo del petrolio.
L’ex presidente del Consiglio ha concluso auspicando un dibattito politico di più alto livello, criticando le risposte superficiali date finora e ribadendo la necessità di mantenere gli impegni internazionali, soprattutto se l’Europa dovesse essere coinvolta in una difesa collettiva.






