Roma, 23 marzo 2026 – Un recente sondaggio di Youtrend, realizzato per Sky TG24, analizza nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto gli italiani a votare Sì o No nel recente referendum costituzionale riguardante la riforma della magistratura. Il quadro emerso evidenzia una netta prevalenza di ragioni di merito tra chi ha sostenuto la riforma, mentre l’elettorato contrario ha manifestato soprattutto una posizione di difesa della Costituzione e un orientamento più conservativo.
Le motivazioni di chi ha votato sì
Tra gli elettori che hanno votato sì al referendum, il 59% ha indicato come motivo principale il sostegno alla separazione delle carriere nella magistratura, seguita dal 35% che appoggia la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) in due rami distinti e dal 34% favorevole all’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Il sorteggio dei componenti del CSM raccoglie invece il 30% delle preferenze. Meno rilevanti sono risultate motivazioni di natura politica: solo il 24% ha espresso il desiderio di modificare genericamente la Costituzione, mentre il sostegno al Governo Meloni è stato indicato dal 18% degli intervistati favorevoli.
Complessivamente, il 69% degli elettori che hanno votato Sì ha dichiarato che la propria scelta è stata determinata principalmente da un giudizio nel merito della riforma, confermando l’importanza degli aspetti tecnici e istituzionali nel processo decisionale.
Referendum, le motivazioni dei sostenitori del no
Nel fronte contrario, la motivazione più forte è stata il desiderio di non modificare la Costituzione, indicato dal 61% degli elettori No, segnale di un orientamento conservativo-istituzionale più che di un’opposizione politica contingente. Al secondo posto si posiziona la contrarietà al sorteggio dei componenti del CSM (39%), mentre la componente politica, ovvero la volontà di esprimere un voto di opposizione al Governo Meloni, rappresenta il 31%. Seguono la contrarietà alla divisione del CSM (27%) e all’Alta Corte disciplinare (17%). Interessante notare che solo una quota marginale ha dichiarato di aver seguito le indicazioni di partito (7%) o di essersi opposta alla separazione delle carriere per interesse personale (4%).
Dal punto di vista politico, il 34% degli elettori del No ha riconosciuto la volontà di inviare un segnale politico con il proprio voto, una percentuale significativamente superiore rispetto al 21% registrato tra gli elettori del Sì.
In caso di vittoria del No, il 54% degli italiani ritiene che Giorgia Meloni dovrebbe continuare a guidare il governo, mentre il 26% ne auspica le dimissioni. La spaccatura politica è netta: l’87% degli elettori del Sì sostiene la permanenza di Meloni a Palazzo Chigi, contro il 37% tra gli elettori del No, dove il 47% preme per le dimissioni della premier.






