Roma, 13 febbraio 2026 – A poco più di un mese dal referendum confermativo sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, gli ultimi sondaggi indicano un equilibrio sempre più incerto tra le posizioni favorevoli e quelle contrarie. La consultazione riguarda la modifica costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, un tema al centro del dibattito politico nazionale.
Referendum giustizia: dati aggiornati sui sondaggi e l’affluenza
Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto Noto per Porta a Porta, il 43% degli italiani dichiara l’intenzione di recarsi alle urne, mentre un altro 43% si professa contrario al voto, con un 14% di indecisi. Il fronte del sì è dato al 53%, in calo rispetto alle rilevazioni precedenti, e il no si attesta al 47%. Un sondaggio Ipsos-Doxa per diMartedì segnala invece un quasi testa a testa: i favorevoli sono al 50,9%, i contrari al 49,1%, con un aumento significativo del consenso per il no rispetto a dicembre, quando il sì superava il 57%. YouTrend, per Sky TG24, evidenzia che l’esito potrebbe dipendere fortemente dall’affluenza: con una partecipazione bassa (circa 46,5%) prevale il no (51,1%), mentre con alta affluenza (oltre il 58%) sarebbe in vantaggio il sì (52,6%).
Contenuti e opinioni sulla riforma
Il quesito referendario chiede agli elettori se approvare la legge costituzionale che prevede due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi sotto la presidenza del presidente della Repubblica. La riforma introduce inoltre un’Alta Corte disciplinare composta da membri nominati e sorteggiati, con l’obiettivo di garantire autonomia e indipendenza, ridisegnando i meccanismi di autogoverno e controllo della magistratura. Il 51-52% degli intervistati si dichiara favorevole a questa nuova composizione, mentre oltre un quarto è contrario.
Sul piano politico, il Partito Democratico ha avviato una campagna per il no con la segretaria Elly Schlein, partendo da Pescara per un “viaggio di ascolto” nel paese, mentre per sostenere il sì sono tornati a farsi sentire figure come Marcello Pera e Cesare Salvi, che sottolineano la natura bipartisan della riforma e la necessità di rendere effettiva la separazione delle carriere. I magistrati, tuttavia, esprimono timori riguardo a una possibile perdita di autonomia, tesi respinte dagli stessi promotori del sì.
Il quadro politico e le intenzioni di voto
Il referendum si inserisce in un clima politico polarizzato, con il centrodestra che sostiene massicciamente il sì, mentre il centrosinistra e le forze progressiste spingono per il no. La leader del governo, Giorgia Meloni, continua a mantenere alto il profilo sul tema, anche se la fiducia nei suoi confronti resta intorno al 35%, con un 62% che esprime sfiducia. Sul versante opposto, la segretaria del Pd, Elly Schlein, si attesta su un consenso inferiore al 30%. L’affluenza al voto sarà cruciale, poiché il referendum costituzionale confermativo non prevede quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione.
Il dibattito pubblico si focalizza dunque sulle implicazioni della riforma per il sistema giudiziario italiano e sulla necessità di garantire un equilibrio tra autonomia della magistratura e trasparenza nel suo autogoverno, tema che continua a dividere l’opinione pubblica e gli stessi operatori del diritto.






