Roma, 29 gennaio 2026 – Con l’avvicinarsi del referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo 2026, emerge una questione cruciale che coinvolge circa cinque milioni di cittadini fuorisede, ossia coloro che vivono in un comune diverso da quello di residenza per motivi di lavoro, studio o salute. La possibilità di esercitare il diritto di voto per questa categoria resta fortemente limitata, malgrado le recenti sperimentazioni e le pressioni politiche.
Referendum e diritto di voto per i fuorisede: la situazione attuale
In Commissione Affari costituzionali alla Camera è stato bocciato l’emendamento presentato dal Partito Democratico (PD), volto ad estendere in modo strutturale il diritto di voto fuori sede per i referendum, dopo due anni di sperimentazioni temporanee. La proposta, sostenuta da figure come la segretaria del PD Elly Schlein e la deputata Marianna Madia, puntava a garantire ai lavoratori e studenti fuori sede la possibilità di votare nel luogo di domicilio senza dover tornare al comune di residenza.

Questa misura, già adottata in via sperimentale per le elezioni europee del 2024 e per i referendum abrogativi del 2025, viene ora bloccata dalla maggioranza di centrodestra, impedendo così a molti elettori di esprimere il proprio voto senza affrontare lunghi spostamenti. Il governo, guidato da Giorgia Meloni, non ha previsto un nuovo provvedimento per facilitare il voto dei fuorisede in occasione del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Le posizioni politiche: PD contro centrodestra
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico dal marzo 2023, ha ribadito in conferenza stampa che negare il diritto di voto ai fuorisede è ingiustificato e rappresenta un passo indietro rispetto alle sperimentazioni precedenti. Schlein ha definito la questione come un problema che dovrebbe unire tutte le forze politiche, richiamando il centrodestra a riconsiderare la propria posizione.
Marianna Madia, deputata riformista del PD, ha sottolineato come il provvedimento non comporterebbe costi aggiuntivi e ha messo in evidenza la contraddizione tra le dichiarazioni pubbliche di Fratelli d’Italia, che sostiene di difendere questo diritto, e l’effettivo blocco dell’emendamento in Commissione.
Dall’altra parte, il governo Meloni non ha manifestato interesse a rendere strutturale questa possibilità. Fonti del Ministero dell’Interno confermano l’assenza di un nuovo decreto per il voto fuori sede ai referendum 2026, dopo le misure temporanee adottate negli ultimi due anni.
Impatto sociale e appelli dei giovani democratici
Virginia Libero, segretaria dei giovani democratici, ha evidenziato che essere fuori sede non è una scelta ma spesso una necessità: motivi di studio, lavoro e servizi sanitari insufficienti spingono milioni di italiani a vivere lontano dal proprio comune di residenza. Criminalizzare o ostacolare il loro diritto al voto significa ignorare una realtà sociale importante.
L’astensionismo, che in Italia supera ormai il 50%, rischia di aumentare ulteriormente se non verranno adottate misure concrete per facilitare la partecipazione elettorale dei fuorisede. I comitati referendari e vari osservatori hanno quindi rilanciato l’allarme sulla necessità di garantire a tutti i cittadini pari diritti elettorali, indipendentemente dalla loro condizione di domicilio.
Il dibattito politico e istituzionale sul voto dei fuorisede resta dunque aperto, con una forte spaccatura tra le forze di maggioranza e opposizione, e con l’incertezza che caratterizza la prossima tornata referendaria.






