Firenze, 16 marzo 2026 – In vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo, il senatore di Italia Viva, Matteo Renzi, ha espresso un giudizio critico sull’efficacia del provvedimento, sottolineando come la riforma non affronti i nodi più rilevanti del sistema giudiziario italiano. Le sue dichiarazioni sono arrivate a margine di un evento a Firenze, dove ha anche ribadito l’importanza della partecipazione al voto.
Renzi: “La riforma non risolve i problemi della giustizia”
Matteo Renzi ha precisato che, a differenza del referendum costituzionale del 2016, quello in programma lunedì prossimo non rappresenta un cambiamento radicale per l’Italia. “L’Italia non cambierà di una direzione o dell’altra, a seconda di come va il referendum”, ha detto, richiamando la differenza con la riforma Renzi-Boschi del 2016, che avrebbe inciso profondamente sulla struttura del Parlamento e delle istituzioni.
Il senatore ha inoltre spiegato che, pur avendo una posizione critica, ha lasciato libera la scelta di voto ai membri del suo partito, sottolineando di essersi astenuto in aula durante l’approvazione della legge in Parlamento proprio perché “non risponde ai problemi che noi abbiamo sollevato tante volte sulla giustizia”. Renzi ha ricordato che, essendo un referendum costituzionale, non è previsto il quorum per la validità del voto, ma ha invitato comunque i cittadini a recarsi alle urne: “Il mio suggerimento è andate a votare, è importante andare a votare”.
Contesto e contenuti del referendum sulla giustizia
La riforma sottoposta al voto riguarda il modello di organizzazione interna della magistratura, in particolare la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Si prevede la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, e l’istituzione di una nuova Corte disciplinare di rango costituzionale che si occupi dei procedimenti disciplinari, sottraendo tale competenza ai Consigli Superiori.
Tra le novità più discusse vi è il ricorso al sorteggio per la selezione dei componenti degli organi di autogoverno, misura pensata per ridurre l’influenza delle correnti interne della magistratura, ma che ha suscitato anche critiche riguardo a una possibile perdita di rappresentanza democratica.
Il referendum è confermativo: un voto SÌ comporterà l’entrata in vigore della riforma, con l’avvio delle leggi attuative necessarie, mentre un NO manterrà l’attuale assetto costituzionale della magistratura. Non è previsto alcun quorum, quindi sarà sufficiente la maggioranza dei voti validi per decidere l’esito.
La posizione sul referendum
Renzi ha sottolineato di aver scelto l’astensione in Parlamento proprio perché la legge non affronta le criticità storiche della giustizia italiana, come la lentezza dei processi e l’insufficienza delle risorse, temi che restano irrisolti anche in questa riforma. Tuttavia, ha ribadito l’importanza del voto, segnalando come la consultazione sia un momento decisivo di democrazia diretta.
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