Roma, 7 gennaio 2026 – La raccolta firme per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia ha raggiunto quota 250 mila, pari alla metà del totale necessario per la richiesta ufficiale della consultazione popolare. L’iniziativa, promossa da un gruppo di 15 cittadini, è partita il 22 dicembre e si concluderà il 30 gennaio prossimo. Il quesito riguarda l’approvazione della legge costituzionale che introduce modifiche significative agli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione, in materia di ordinamento giurisdizionale e istituzione della Corte disciplinare.
Referendum sulla giustizia: la raccolta firme e le prossime tappe
La sottoscrizione delle firme avviene esclusivamente in modalità online, tramite la piattaforma ufficiale del ministero della Giustizia. Il comitato dei 15 promotori ha evidenziato come la mobilitazione dei cittadini sia stata spontanea e significativa, anche se la partecipazione di organizzazioni sindacali, partiti politici e associazioni è finora risultata contenuta, probabilmente a causa delle festività natalizie.
Sabato 10 gennaio è previsto il lancio ufficiale della campagna del comitato “Società civile per il No” al referendum, con la partecipazione dei leader delle principali forze di opposizione: la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e i leader di Alleanza Verdi Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. L’evento si terrà al Centro Congressi Frentani di Roma alle ore 9.30, con la presenza anche del segretario della CGIL Maurizio Landini. Il comitato, presieduto da Giovanni Bachelet, include associazioni come Anpi, Acli, Arci, Auser, Libera, Legambiente, Pax Christi e Medicina Democratica.
Questioni procedurali e tempistiche del referendum
Il governo, pur auspicando un voto entro la primavera del 2026, dovrà fare i conti con i tempi tecnici e possibili ricorsi legali. La scadenza per la raccolta firme è fissata al 30 gennaio e, una volta raggiunte le 500 mila sottoscrizioni, la Cassazione avrà 30 giorni per verificare la validità delle firme. Solo successivamente il Consiglio dei Ministri potrà deliberare l’indizione del referendum, che dovrà essere fissato tra il 50° e il 70° giorno dopo il decreto presidenziale.
La data inizialmente ipotizzata per il voto, il primo marzo, è stata accantonata per evitare contenziosi legali, considerata la delicatezza della normativa vigente. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha confermato la disponibilità a un confronto televisivo con il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, per discutere pubblicamente della riforma.
Il referendum confermativo, a differenza di quello abrogativo, non prevede il quorum di partecipazione: sarà sufficiente la maggioranza relativa dei voti validi per confermare o respingere la riforma costituzionale.
L’iniziativa si colloca in un contesto politico articolato, con il centrodestra e il partito Azione che sostengono il Sì, mentre il cosiddetto campo largo di opposizione, che include PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, si schiera per il No. Anche l’Associazione Nazionale Magistrati ha manifestato critiche alla riforma e parteciperà alla campagna referendaria contro il provvedimento.




