Roma, 13 gennaio 2026 – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato oggi il decreto presidenziale che ufficializza la data del referendum sulla giustizia, fissata per il 22 e 23 marzo prossimi. La notizia, confermata dal Quirinale, segna un passaggio formale importante per l’avvio della consultazione popolare che interesserà temi rilevanti riguardanti la riforma del sistema giudiziario italiano.
La Lega in campo per il “Sì” al referendum sulla giustizia
Subito dopo la firma del decreto, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha convocato una riunione con i coordinatori regionali del partito per organizzare la campagna referendaria a sostegno del “Sì”. Nel corso dell’incontro, svoltosi presso la Camera dei Deputati, Salvini ha illustrato le iniziative che saranno messe in campo, tra cui la distribuzione di materiali informativi, manifesti, adesivi e volantini, nonché la realizzazione di incontri pubblici e gazebo in tutto il territorio nazionale.
“Entro la prossima settimana avremo tutto il materiale pronto per partire con la campagna sul territorio”, ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio, sottolineando anche il dato positivo del tesseramento 2025, che ha registrato un aumento del 31% rispetto all’anno precedente. Oltre al referendum, Salvini ha anticipato che tra i temi discussi vi sono anche le elezioni amministrative di primavera, con particolare attenzione a grandi comuni come Venezia, Reggio Emilia, Lecco, Macerata e Pistoia.
Critiche e tensioni sul diritto di voto dei fuori sede e la campagna del Movimento 5 Stelle
Non mancano le polemiche sul fronte del diritto di voto per i cittadini fuori sede. La deputata del Movimento 5 Stelle, Emma Pavanelli, ha espresso forte perplessità sulla decisione del governo di non rinnovare la disciplina che consente ai fuori sede di votare al referendum. Secondo Pavanelli, la scelta appare “poco comprensibile sia sul piano del metodo che su quello del merito” e rappresenta un “ingiustificato passo indietro” rispetto alle precedenti consultazioni elettorali ed europee, nelle quali questa possibilità era stata già sperimentata.
La deputata ha inoltre evidenziato come una proposta di legge di iniziativa popolare, finalizzata a regolare definitivamente il voto dei fuori sede, sia ferma in Parlamento da oltre quaranta giorni, e che i tempi per un intervento normativo efficace prima del referendum siano ormai incompatibili con la data fissata per la consultazione.
Sul fronte opposto, il Movimento 5 Stelle ha lanciato ufficialmente la propria campagna per il “No” al referendum, definendo la riforma in votazione come uno “stravolgimento della magistratura voluto dal governo Meloni”. Secondo il M5S, la legge non risolverebbe i problemi strutturali della giustizia, come lentezza e inefficienza, ma sarebbe invece una norma che “salva la casta” e tende a “indebolire l’indipendenza dei giudici e dei pubblici ministeri”.
Il claim scelto per la campagna è “Vota No al referendum salva-casta”, accompagnato da materiali informativi che evidenziano cinque motivi per respingere la riforma. Tra questi, il Movimento sottolinea come il testo metta a rischio il principio costituzionale della parità davanti alla legge e crei una magistratura più politicizzata, con pubblici ministeri trasformati in “super-accusatori” a discapito dei cittadini comuni.
Reazioni dal mondo giudiziario e politico
A Milano, il presidente dell’Ordine degli Avvocati e del Comitato per il Sì, Antonino La Lumia, ha espresso preoccupazione per la disinformazione che sta circolando attorno al referendum. La Lumia ha denunciato un clima di polarizzazione e la diffusione di messaggi che, a suo avviso, non rispecchiano il testo della legge costituzionale votata dal Parlamento. In particolare, ha criticato il ruolo di una parte della magistratura e dell’Associazione Nazionale Magistrati, che sostiene il fronte del No, accusandola di veicolare una narrazione che potrebbe turbare la fiducia dei cittadini nell’autonomia e indipendenza dei giudici, che invece sarebbero pienamente tutelate dalla riforma.
Sul piano politico, Peppe De Cristofaro, capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra al Senato e presidente del gruppo Misto, ha accusato il governo di voler “bloccare la raccolta firme popolare” e di fissare la data del referendum in modo irrituale, prima della conclusione della raccolta firme prevista per il 30 gennaio. De Cristofaro ha descritto questa strategia come un tentativo di ridurre al minimo la discussione pubblica sul merito della riforma, sostenendo che la destra abbia paura di perdere.
Il decreto presidenziale firmato da Mattarella sul referendum sulla giustizia rappresenta quindi l’avvio formale di una fase politica e istituzionale di grande rilievo, che vedrà il Paese confrontarsi su temi sensibili riguardanti l’organizzazione del potere giudiziario. Le tensioni tra i diversi schieramenti politici e le diverse anime della magistratura annunciano un confronto acceso nei prossimi mesi, che si svolgerà sia nelle piazze sia nelle sedi istituzionali e mediatiche.





