Roma, 25 febbraio 2026 – La campagna sul referendum si infiamma tra accuse di disinformazione e tensioni politiche. In questo clima, emergono le critiche della deputata Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), che denuncia un uso massiccio di profili falsi sui social network a sostegno del sì, alimentando una controversa propaganda politica.
Propaganda sul referendum con profili fake: l’allarme di Elisabetta Piccolotti
Intervenuta ai microfoni di Skytg24, Elisabetta Piccolotti ha definito la situazione attuale come «imbarazzante», sottolineando come l’appello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a moderare i toni sul referendum sia stato ignorato dalla destra. “O si lanciano messaggi, o si fanno battute, o si fanno gaffe”, ha spiegato la deputata, che ha denunciato un “tentativo continuo di fare una campagna fondata sul falso”.
Secondo Piccolotti, i social sono attualmente invasi da “finti profili, finti influencer e finti cittadini creati con l’intelligenza artificiale” che sostengono le ragioni del sì al referendum. Si tratta, a suo avviso, di una vera e propria operazione di propaganda orchestrata tramite tecniche di condizionamento dell’opinione pubblica. “A nessuno interessa fare chiarezza. Invece noi la chiarezza la vogliamo”, ha aggiunto la deputata, annunciando la richiesta di una commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sugli eventi del 2018 e sugli sviluppi attuali, anche alla luce della pubblicazione dei cosiddetti Epstein files.
Il monito di Nicola Gratteri
Sul fronte istituzionale, a esprimere preoccupazioni è stato anche Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, che ha parlato degli effetti negativi che il referendum sta avendo soprattutto tra i giovani magistrati. Durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno della Scuola Superiore di magistratura a Napoli, Gratteri ha dichiarato di aver già notato un clima di inquietudine tra i colleghi più giovani, alcuni dei quali “pensano di non fare più il pm e di chiedere di diventare giudice”, preoccupati per il futuro della figura del pubblico ministero in caso di vittoria del sì.
Gratteri ha sottolineato che “nessuno crede che si vanno a modificare sette articoli della Costituzione per 48 magistrati l’anno”, ma l’effetto di disorientamento è comunque palpabile. In merito alle polemiche successive alle sue dichiarazioni sul referendum, il magistrato ha denunciato una “malafede” dei sostenitori del sì che avrebbero estrapolato e manipolato le sue parole.
Le parole di Piccolotti e Gratteri evidenziano come il referendum sulla giustizia stia scatenando una forte tensione politica e sociale, accompagnata da dubbi e timori sul futuro del sistema giudiziario italiano e sulla qualità del dibattito pubblico.
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