Roma, 3 febbraio 2026 – L’Aula della Camera ha respinto, con una trentina di voti di scarto, una serie di emendamenti presentati dalle opposizioni al decreto elezioni, che avrebbero esteso la possibilità di votare per i fuori sede anche al referendum. La decisione ha scatenato dure critiche da parte del centrosinistra, che ha accusato il governo di temere una maggiore partecipazione popolare.
Il dibattito in Aula sul referendum: le opposizioni contro il governo
Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), Filiberto Zaratti, ha duramente criticato la scelta della maggioranza, sottolineando come in occasione di un referendum costituzionale sia fondamentale garantire la più ampia partecipazione possibile. Zaratti ha ricordato che la sperimentazione del voto per i fuori sede in altre occasioni è stata positiva e ha definito la mancata estensione del diritto “un’ingiustizia grande come una casa”. Anche la deputata Rachele Scarpa ha ribadito che non si tratta di mancanza di tempi tecnici, ma di volontà politica, evidenziando che quasi 4,5 milioni di cittadini rischiano di essere esclusi dal voto per motivi logistici ed economici.
La deputata Vittoria Baldino ha denunciato come questa decisione sia funzionale a un governo che vuole “costruirsi una giustizia su misura” e che mira a limitare la partecipazione soprattutto dei giovani, tradizionalmente più propensi al “no” nei sondaggi sul referendum.
Il peso del voto dei fuori sede e l’allarme delle associazioni
Secondo le stime, sono oltre cinque milioni e mezzo le persone – tra studenti, lavoratori precari e malati – che potrebbero vedersi negato il diritto di voto fuori sede. Organizzazioni come The Good Lobby, la Rete Voto Fuorisede e Will Media hanno espresso preoccupazione per il rischio di un ulteriore calo dell’affluenza in occasione del referendum del 22 e 23 marzo, causato proprio dall’impossibilità di votare fuori dalla propria città di residenza.
Filiberto Zaratti ha definito “inaccettabile” questa scelta, sottolineando come la destra al governo dimostri “paura del voto libero e democratico” con misure che allontanano ulteriormente i cittadini dalle urne, aggravando il fenomeno dell’astensionismo che si sta consolidando nel Paese.





