Firenze, 15 marzo 2026 – Nel cuore della Toscana, presso lo storico circolo Pescetti di via Bellini a Firenze, si è svolto stamani un incontro che ha visto riunite alcune delle principali forze politiche riformiste italiane, unite dall’intento di sostenere il Sì al referendum sulla riforma della giustizia, nonostante la loro posizione di opposizione al governo guidato da Giorgia Meloni.
Forze riformiste unite per il Sì al referendum sulla giustizia
L’assemblea ha visto la partecipazione di rappresentanti di +Europa, Azione, Psi, PLD, Ora!, FGS, Radicali Italiani, Partito Repubblicano, Libertà Eguale e del Comitato Vassalli per il Sì. In una nota ufficiale, le forze promotrici hanno sottolineato come, pur mantenendo una netta distanza politica dal governo Meloni, esse rifiutino un approccio ideologico pregiudiziale nei confronti della riforma, ritenendo invece valido e necessario affrontare il merito delle modifiche proposte.
Francesco Merlo, coordinatore di +Europa a Firenze, ha dichiarato: “Siamo all’opposizione del Governo Meloni, ma a favore delle riforme necessarie al Paese. Quando una riforma è meritoria e necessaria, come quella sulla separazione delle carriere e il superamento del correntismo, abbiamo il dovere di essere protagonisti responsabili del cambiamento, anche dall’opposizione.”
Tra gli interventi degli esperti del mondo forense, si sono distinti Lorenzo Zilletti, Rosa Todisco, Massimiliano Annetta, Francesco Carbini e Marco Taradash, che hanno contribuito ad approfondire tecnicamente le ragioni che motivano il sostegno alla riforma.
Contrapposizioni e mobilitazioni in vista del voto
Il dibattito sul referendum è tutt’altro che pacifico nel panorama politico italiano. Da una parte, le forze riformiste dell’opposizione dichiarano il loro sostegno a un cambiamento della giustizia, dall’altra si moltiplicano le iniziative per il No. Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), ha annunciato un’intensa attività di mobilitazione con centinaia di gazebo e banchetti in tutta Italia, con lo slogan “No ai Pieni Poteri”.
Fratoianni ha espresso la sua preoccupazione riguardo a quella che definisce una “controriforma Meloni-Nordio”, che rischierebbe di delegittimare l’indipendenza della magistratura, instaurando un controllo politico sulle sue funzioni. La sua agenda prevede diverse manifestazioni pubbliche: a Bari il 17 marzo, a Roma in piazza del Popolo il 18 marzo in occasione di un evento promosso dal comitato società civile per il No, e infine a Torino il 20 marzo per la manifestazione conclusiva.
Parallelamente, anche il Movimento 5 Stelle ha organizzato un evento conclusivo della campagna referendaria per il No, con Giuseppe Conte che ha convocato al Palazzo dei Congressi di Roma un incontro aperto con intellettuali, giuristi e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Gustavo Zagrebelsky, Marco Travaglio, Gianrico Carofiglio e altri, per ribadire la contrarietà alla riforma.
Il governo e le voci a favore del Sì al referendum
In Campania, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha preso posizione a favore del Sì, facendo riferimento a casi emblematici di “cattiva giustizia” come quello del sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. Tajani ha definito il referendum una battaglia “per una giustizia più giusta”, utile a rafforzare le garanzie per i cittadini e a rendere il sistema giudiziario più efficiente ed equilibrato.
All’incontro promosso a San Marzano sul Sarno, al quale hanno partecipato anche il sottosegretario al MIT Tullio Ferrante, il vicecapogruppo di Forza Italia in Campania Roberto Celano e il segretario regionale azzurro Fulvio Martusciello, è stato ribadito che il referendum non è un attacco alla magistratura ma una necessaria riforma.
Inoltre, il presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini, pur schierato con il No, ha evidenziato come la premier Giorgia Meloni abbia voluto utilizzare il referendum per ottenere un plebiscito che avrebbe facilitato ulteriori riforme, come quella della legge elettorale, finalizzata a rafforzare il premierato. Bonaccini ha definito tale obiettivo come “un modello senza precedenti nel mondo”, esprimendo preoccupazione per il futuro del sistema istituzionale italiano.
Il contesto politico e le riforme in discussione
Il referendum riguarda in particolare la separazione delle carriere dei magistrati, un tema che divide profondamente la politica italiana. La riforma proposta mira a superare il cosiddetto “correntismo” all’interno della magistratura, separando nettamente il percorso professionale dei magistrati che svolgono funzioni giudicanti da quelli con funzioni requirenti.
Questo aspetto, ritenuto da molti come un passaggio fondamentale per garantire l’indipendenza e la trasparenza del sistema giudiziario, è stato al centro del dibattito odierno, con esponenti di vari schieramenti che ne hanno sottolineato la valenza tecnica e politica.
Il sostegno al Sì da parte di alcune forze riformiste, pur in opposizione al governo Meloni, evidenzia una frattura non tanto ideologica quanto pragmatica, con un’attenzione rivolta alle esigenze di riforma dello Stato e delle istituzioni.
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