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Home Politica

Referendum, Gratteri attacca: “Il Sì ha prevalso nei comuni sciolti per mafia”

Nicola Gratteri attacca il governo sul referendum sulla giustizia, evidenziando la vittoria del Sì nei comuni a rischio mafia

by Federico Liberi
27 Marzo 2026
Gratteri attacca sul referendum

Gratteri attacca sul referendum | ANSA/ CESARE ABBATE - alanews

Roma, 27 marzo 2026 – Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Nicola Gratteri, ha rilasciato un commento acceso sull’esito del recente referendum sulla giustizia, sottolineando le contraddizioni emerse dal voto e criticando duramente alcune figure politiche di spicco, tra cui il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Gratteri e la vittoria del No: l’analisi politica e territoriale

Nel corso di un intervento televisivo su La7, Gratteri ha espresso la propria sorpresa per il risultato netto del No, pur confessando di aver previsto una vittoria, seppur meno ampia. “Pensavo che il margine sarebbe stato ristretto, qualche migliaio di voti,” ha dichiarato, evidenziando l’impegno quasi unanime dei magistrati nel promuovere la riforma nei loro ambienti quotidiani, dalla palestra agli incontri informali.

Un dato particolarmente significativo, secondo il procuratore, è che il Sì ha prevalso in comuni sciolti per mafia e a forte incidenza mafiosa, come San Luca (82%), Rosarno (72%) e Casal di Principe (52%). Questo fenomeno, ha osservato Gratteri, riflette una mancata consapevolezza o una scelta politica discutibile in territori in cui la criminalità organizzata esercita ancora una forte influenza.

Lo scontro con La Russa e le critiche al Governo Meloni

Il magistrato non ha risparmiato critiche al presidente del Senato, Ignazio La Russa, attuale figura di rilievo di Fratelli d’Italia e in carica dal 13 ottobre 2022. Gratteri ha ricordato con amarezza gli attacchi subiti durante la campagna referendaria, in particolare le parole di La Russa e di altri esponenti della maggioranza che avevano auspicato metodi estremi nei suoi confronti. “Cosa ne pensano oggi, quando hanno detto che volevano impiccarmi?”, ha domandato con tono polemico.

Inoltre, il procuratore ha stigmatizzato il modus operandi del Governo Meloni, evidenziando come la riforma sia stata discussa “come un decreto legge”, senza il necessario approfondimento parlamentare e senza considerare emendamenti che avrebbero potuto migliorare il testo. Ricordando che la Costituzione è stata scritta in due anni da “monumenti del diritto”, ha sottolineato la superficialità con cui è stata gestita una materia così delicata.

Voto trasversale e difesa della Costituzione

Gratteri ha infine invitato a una lettura più attenta del voto, precisando che il No non è stato esclusivamente una scelta di sinistra, ma ha visto la partecipazione di un “grande pezzo di destra” impegnato nella difesa della Carta costituzionale. Questo dato testimonia, secondo il magistrato, una preoccupazione diffusa che va oltre gli schieramenti politici tradizionali.

Tags: Nicola GratteriReferendum della Giustizia

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