Roma, 24 marzo 2026 – Il recente referendum costituzionale sulla giustizia ha visto prevalere nettamente il fronte del No, che ha raccolto oltre il 53% delle preferenze con un’affluenza definitiva del 58,93%. L’analisi dettagliata del voto, elaborata da YouTrend per Sky TG24, offre uno spaccato approfondito sui motivi che hanno guidato la scelta degli elettori e sulle dinamiche sociopolitiche emerse.
Referendum giustizia: analisi del voto per fasce d’età e appartenenza politica
Il No si è imposto in quasi tutte le fasce d’età, con un’eccezione significativa: tra gli elettori tra i 50 e i 64 anni ha prevalso il Sì. A sostenere maggiormente il No è stata soprattutto la fascia dei 35-49 anni, mentre il voto giovanile si conferma un fattore determinante nel rigetto della riforma. Dal punto di vista politico, il centrodestra ha manifestato un forte sostegno al Sì, raggiungendo il 90,6% di preferenze, mentre il cosiddetto campo largo si è schierato compatto per il No, con il 92,6%.
Motivazioni del voto e divisioni politiche
I dati raccolti da YouTrend rivelano che il 69% degli elettori si è recato alle urne per esprimere un giudizio diretto sulla riforma della giustizia, mentre il 28% ha voluto inviare un segnale politico più ampio. Questa tendenza si conferma anche analizzando le coalizioni: nel campo largo il 62% ha votato per valutare la riforma e il 35% per motivi politici, mentre nel centrodestra il 76% si è espresso principalmente sulla riforma e il 22% per ragioni politiche.
Tra i votanti No, il 61% ha motivato la propria scelta con la volontà di non modificare la Costituzione, il 39% per opporsi al sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura (CSM), e il 31% con un voto di opposizione al governo. Inoltre, il 27% ha espresso contrarietà alla divisione del CSM, mentre altri motivi includono l’opposizione all’istituzione dell’Alta Corte (17%) e alla separazione delle carriere (4%).
Le priorità percepite per la riforma della giustizia e il destino politico di Meloni
Il sondaggio evidenzia le principali questioni che gli italiani ritengono urgenti nell’ambito della giustizia: il 24% chiede un aumento del personale nei tribunali, il 20% auspica riforme legislative e una riduzione della politicizzazione dei giudici, mentre il 18% desidera una maggiore competenza dei magistrati. Solo il 4% considera che non vi siano problematiche rilevanti da affrontare.
In merito alla leadership della premier Giorgia Meloni, il 54% degli intervistati ritiene che debba proseguire nel suo incarico nonostante la sconfitta referendaria, mentre il 26% auspica le sue dimissioni. Nel dettaglio, l’89% degli elettori del centrodestra si schiera a favore della sua continuazione al governo, mentre nel campo largo metà degli elettori si dichiara favorevole alle dimissioni.






