Roma, 7 febbraio 2026 – Nel contesto del dibattito sulla riforma della Giustizia e sull’indizione del referendum confermativo, si registrano tensioni tra i promotori del quesito referendario e il governo riguardo alla data del voto e alle modifiche al quesito stesso.
I promotori del referendum: “Si continuano a violare norme fondamentali”
Carlo Guglielmi, uno dei quindici giuristi promotori della raccolta delle 500mila firme per il referendum sulla riforma della Giustizia, ha espresso una forte critica nei confronti dell’esecutivo. “Si continuano a violare norme fondamentali e il punto è capire se questa è una cosa sopportabile”, ha dichiarato. Guglielmi ha inoltre annunciato che solo il prossimo lunedì si deciderà sull’eventuale presentazione di un nuovo ricorso contro la decisione del Consiglio dei Ministri di non spostare la data delle votazioni, nonostante la modifica del quesito referendario. Ha precisato che, in caso di ricorso, si procederà “solo per principio“.
Parallelamente, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto presidenziale che precisa il testo del quesito referendario riguardante norme sull’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione della corte disciplinare, consolidando così la decisione del governo.
Tajani esclude ulteriori ricorsi sulla data
Il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha commentato: “Non vedo la base giuridica per ulteriori ricorsi sulla data del referendum“. Tajani ha sottolineato che la modifica apportata al quesito è solo formale e non sostanziale, pertanto non giustifica nuove contestazioni legali. Anche Alfredo Guardiano, giudice della Corte di Cassazione che ha accolto il nuovo quesito, ha respinto le accuse di parzialità, affermando che il suo ufficio non ha alcuna incidenza sul merito della riforma né sulla data del voto.
Potrebbe interessarti anche questo articolo: Referendum giustizia, Nordio: “Eventuale rinvio sarà breve, massimo due o tre settimane”






