Roma, 15 gennaio 2026 – La raccolta firme per il referendum abrogativo contro la riforma della giustizia promossa da Giuseppe Conte e dal Movimento 5 Stelle ha raggiunto il quorum di 500 mila sottoscrizioni, un traguardo significativo che consente di procedere verso la consultazione popolare prevista per marzo. L’iniziativa nasce come risposta critica alle modifiche legislative volute dal governo Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ritenute dai promotori una tutela della “casta” politica e un indebolimento dei diritti dei cittadini.
Conte: “Raggiunto il quorum di 500 mila firme, un segnale forte dalla società civile”
In pochi giorni, la raccolta firme ha superato la soglia di 500 mila adesioni, il minimo previsto dall’articolo 75 della Costituzione per la proposta di referendum abrogativo. Tale strumento costituzionale consente a 500 mila cittadini o a cinque consigli regionali di proporre l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente valore di legge, come nel caso della riforma della giustizia.

I promotori, tra cui il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, hanno sottolineato su Facebook il carattere “dirompente” di questo risultato, ottenuto nonostante la forte opposizione mediatica e politica. Conte ha denunciato un presunto “lavaggio del cervello a reti unificate” volto a diffondere una narrazione ingannevole sulla riforma e ha criticato l’accelerazione dei tempi decisa dal governo per fissare la data del referendum, il 22 e 23 marzo, ritenuta troppo ravvicinata per consentire un adeguato dibattito pubblico.
Parallelamente, i rappresentanti del M5S nelle commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato hanno definito la riforma “un grande imbroglio” che non risolverà i problemi di lentezza e inefficienza della giustizia italiana ma garantirà maggiore impunità a una casta privilegiata, danneggiando i diritti e le garanzie dei cittadini.
Contenzioso sulla data del referendum e prossimi passi
I promotori del referendum hanno contestato anche la decisione governativa di fissare la consultazione entro 60 giorni dall’ordinanza della Cassazione che ha ammesso il quesito, anziché entro 90 giorni come previsto dalla legge. Per questo motivo, è stato presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere la sospensione della delibera governativa sulla data del voto. Tuttavia, il Tar non ha accolto la sospensiva, rimandando la decisione definitiva alla camera di consiglio del 27 gennaio.
In attesa del pronunciamento, la raccolta firme continua, e si prevede che il numero delle adesioni supererà ampiamente il quorum minimo richiesto, rafforzando il messaggio politico e sociale che arriva dal basso contro la riforma della giustizia.
Il referendum, se confermato, rappresenterà un importante momento di partecipazione popolare, in cui gli elettori saranno chiamati a esprimersi sull’abrogazione di parti significative della riforma voluta dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, prima donna a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio nella storia italiana.
Il referendum abrogativo previsto dall’articolo 75 della Costituzione è uno strumento di democrazia diretta fondamentale per il controllo popolare sulle leggi ordinarie. Perché sia valido, è necessario che alla consultazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei voti validi sia a favore dell’abrogazione. La Consulta si pronuncia preventivamente sull’ammissibilità del quesito, escludendo quelli che riguardano materie come leggi tributarie, di bilancio, amnistia e indulto, o disposizioni costituzionali.
Con questa iniziativa, il Movimento 5 Stelle intende mobilitare l’opinione pubblica contro una riforma che considerano un pericolo per l’equità della giustizia nel Paese e per la tutela delle garanzie democratiche. La campagna proseguirà nelle prossime settimane con iniziative di informazione e sensibilizzazione, in vista del voto previsto per la fine di marzo.






