Milano, 12 marzo 2026 – In un evento organizzato da Fratelli d’Italia (FdI) al Teatro Parenti di Milano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito con fermezza la sua posizione in vista del referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo. La premier ha escluso categoricamente ogni ipotesi di dimissioni in caso di vittoria del “No” e ha sottolineato come la posta in gioco sia la riforma dell’assetto della magistratura italiana.
Referendum sulla giustizia, Meloni: “Non mi dimetto, la riforma è per i cittadini”
Durante la manifestazione, Meloni ha dichiarato: “Se votate no, vi tenete questo governo e anche una giustizia che non funziona”, sottolineando che la sua intenzione è arrivare fino alla fine della legislatura e farsi giudicare dagli elettori non solo sul referendum, ma sul complesso del suo operato. “C’è chi dice ‘votate no contro la Meloni’, ma non c’è nessuna possibilità che io mi dimetta in nessun caso”, ha affermato la premier. Aggiungendo che tra un anno, alle prossime elezioni politiche, gli italiani avranno comunque la possibilità di esprimersi nuovamente sul governo.
Meloni ha definito la riforma un impegno mantenuto dal suo esecutivo, frutto di “coraggio” per riformare un sistema giudiziario che ha subito “decenni di rinvii e tentativi mancati” a causa delle resistenze esercitate soprattutto dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). “Il compito del potere legislativo è fare leggi per correggere le storture”, ha affermato, ribadendo che la riforma non è contro i magistrati ma a loro favore e soprattutto a tutela dei cittadini.
I punti chiave della riforma: separazione delle carriere e sorteggio
Al centro della riforma c’è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Meloni ha spiegato che in almeno 21 Paesi dell’Unione Europea questa distinzione è già praticata, e quindi la riforma rappresenta un allineamento dell’Italia agli standard europei. La separazione prevede la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con competenze autonome su nomine, valutazioni e carriere, con l’obiettivo di rafforzare l’indipendenza reciproca delle funzioni.
Altro punto centrale è l’introduzione del sorteggio per la selezione dei membri laici del CSM, strumento che, secondo Meloni, garantirà un organismo libero e indipendente, senza vincoli politici o corporativi. “Con il sorteggio i membri del Csm non devono dire grazie a nessuno per essere lì e potranno esercitare il loro ruolo senza alcun vincolo, liberi e indipendenti”, ha precisato. Questo sistema dovrebbe limitare il peso delle correnti interne alla magistratura che, secondo la premier, hanno finora condizionato le scelte di carriera privilegiando l’appartenenza politica rispetto al merito.
Meloni ha denunciato la situazione attuale in cui “l’appartenenza vale più del merito”, con magistrati che spesso non pagano per errori palesi e a volte vengono persino promossi nonostante la negligenza. La riforma introduce inoltre una nuova Corte disciplinare di rango costituzionale per gestire i procedimenti disciplinari, sottraendo questa competenza ai Consigli Superiori e aumentando così trasparenza e responsabilità.
Durante l’evento, la premier ha insistito sul fatto che la riforma non mira a “liberarsi” dei magistrati, bensì a correggere un sistema che attualmente compromette il prestigio della magistratura a causa delle logiche corporative e di un eccessivo condizionamento politico, in particolare all’interno del CSM. Ha concluso sottolineando che il voto favorevole al referendum è un passo importante per una giustizia più giusta, meritocratica e vicina ai cittadini.
Il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia rappresenta dunque una scelta cruciale per il futuro del sistema giudiziario italiano, con implicazioni profonde sull’autonomia, la responsabilità e la trasparenza degli organi giudiziari. La posizione di Giorgia Meloni appare quindi netta: il governo andrà avanti indipendentemente dal risultato e considera la riforma come un pilastro fondamentale della sua azione politica.






