I Comitati per il No al referendum sulla riforma della giustizia hanno lanciato un appello all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) per richiamare le emittenti televisive al rispetto della par condicio nella copertura mediatica della campagna referendaria. La richiesta arriva in un momento di forte tensione politica e mediatica, con accuse di squilibri nella rappresentazione delle diverse posizioni.
Referendum giustizia: squilibri nella copertura televisiva secondo il Comitato per il No
Il Comitato Società Civile per il No ha denunciato, attraverso esposti e comunicati, “gravi squilibri nei programmi d’informazione di alcune emittenti televisive” che, a loro avviso, violerebbero le regole di imparzialità previste dalla legge n. 28 del 2000. Le trasmissioni sotto osservazione sono, tra le altre, Fuori dal Coro e Quarta Repubblica su Rete 4, Far West su Rai 3, Due di Picche su Rai 2 e Omnibus nel fine settimana.
In particolare, il Comitato sottolinea come nell’ultimo monitoraggio l’Autorità abbia riconosciuto un’eccessiva presenza del governo nei telegiornali, ma senza un intervento tempestivo per riequilibrare la situazione. Il caso più emblematico è rappresentato dalla puntata odierna (16 marzo) di Quarta Repubblica, condotta da Nicola Porro, che vede ospiti come Alessandro Sallusti, Gaia Tortora, Nicolò Zanon, e altri, oltre a un’intervista alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Per il Comitato, questa composizione degli ospiti rischia di compromettere il principio di equilibrio informativo.
Appello all’AgCom e richiesta di interventi immediati
Il direttivo del Comitato per il No si rivolge direttamente all’AgCom, guidata dal presidente Giacomo Lasorella e composta da commissari di nomina parlamentare con diverse appartenenze politiche, affinché assuma un ruolo attivo e responsabile nel garantire un’informazione bilanciata durante questa fase cruciale della campagna referendaria.
Il Comitato invita l’Autorità a adottare provvedimenti immediati di riequilibrio e a sorvegliare quotidianamente il comportamento delle emittenti. In caso contrario, i cittadini sarebbero chiamati a manifestare civilmente il proprio dissenso per tutelare il diritto costituzionale a un’informazione corretta e imparziale.





