Roma, 21 marzo 2026 – Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli elettori italiani saranno chiamati a esprimersi sul referendum costituzionale sulla giustizia, un voto cruciale che riguarda la profonda riforma dell’ordinamento giudiziario e in particolare la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri.
Referendum, quando e come si vota
Il voto per il referendum si svolgerà in due giornate: domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Dopo la chiusura dei seggi, inizierà lo spoglio delle schede. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto il quorum di partecipazione: vincerà la scelta che raccoglierà la maggioranza dei voti validi.
È importante sottolineare che per questa consultazione non è previsto il voto per i cittadini fuori sede: gli studenti e lavoratori che risiedono stabilmente in un Comune diverso da quello di iscrizione elettorale dovranno recarsi di persona nel proprio seggio elettorale per votare, oppure optare per la figura di rappresentante di lista.
Cosa prevede la riforma costituzionale
Il quesito del referendum, modificato recentemente a seguito di osservazioni della Corte di Cassazione, riguarda l’approvazione della legge costituzionale 253/2025, promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. La riforma interviene su diversi articoli della Costituzione (tra cui 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110) e introduce la separazione tra le carriere dei magistrati giudicanti e pubblici ministeri.
L’elemento cardine è la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM): uno per i giudici e uno per i pm. Ciascuno avrà competenze autonome su nomine, valutazioni, trasferimenti e gestione delle carriere della propria componente, mentre la potestà disciplinare sarà trasferita a una nuova Alta Corte disciplinare, un organo di rango costituzionale formato da quindici membri, selezionati tra professori universitari e avvocati di lungo corso, alcuni nominati dal Presidente della Repubblica e altri estratti a sorte.
La riforma mira a rafforzare l’autonomia e l’indipendenza delle due funzioni, giudicante e requirente, pur mantenendo l’unitarietà dell’ordine giudiziario così come stabilito dalla Costituzione. È importante notare che il passaggio tra le due carriere sarà severamente vincolato: la legge Cartabia del 2022 ha già introdotto limiti rigorosi, consentendo al magistrato di cambiare funzione una sola volta nella carriera, entro i primi dieci anni.
Il sistema di sorteggio per i componenti dei nuovi organi di autogoverno
Una novità di rilievo riguarda il metodo di selezione dei componenti dei nuovi CSM. Al posto del tradizionale voto, sarà adottato un sistema di sorteggio: un terzo dei membri sarà estratto da una lista di professori ordinari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, definita dal Parlamento, mentre i restanti due terzi saranno scelti mediante sorteggio secco tra i magistrati giudicanti o requirenti.
Questa modalità, pensata per ridurre l’influenza delle correnti interne e favorire una maggiore trasparenza, ha suscitato dibattito. I sostenitori vedono nel sorteggio uno strumento per spezzare gli assetti consolidati, mentre i critici temono una diminuzione della rappresentanza democratica e della responsabilità dei componenti eletti.
Motivazioni e posizioni sul referendum
Votare SÌ significa accettare l’intera riforma costituzionale, con la separazione delle carriere, l’istituzione dei due CSM distinti, la creazione dell’Alta Corte disciplinare e il nuovo sistema di selezione sorteggiata. È una scelta che, secondo i proponenti, mira a garantire maggiore autonomia, efficienza e trasparenza nell’amministrazione della giustizia, senza impatti immediati sui tempi dei processi.
Votare NO comporta il mantenimento dell’attuale assetto con un solo Consiglio Superiore della Magistratura e senza modifiche costituzionali. Questo orientamento è sostenuto da chi ritiene che la riforma possa indebolire l’autogoverno della magistratura e introdurre un sistema meno rappresentativo.
Secondo il ministro Nordio, nei prossimi mesi proseguiranno le assunzioni di magistrati per colmare i vuoti negli organici dei tribunali, garantendo così un sistema più efficiente indipendentemente dall’esito referendario.
Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 rappresenta quindi un momento fondamentale per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano e per il sistema democratico, chiamando i cittadini a decidere su un tema di grande rilevanza costituzionale e istituzionale.






