Roma, 15 febbraio 2026 – A poche settimane dal referendum sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ribadisce con forza il valore e la natura della consultazione referendaria. In un post pubblicato su X, Crosetto ha sottolineato che il voto non rappresenta una scelta politica di parte, bensì un giudizio sulla terzietà e l’imparzialità della magistratura. Nel dibattito che infiamma il Paese, il ministro invita gli elettori a informarsi autonomamente e a partecipare in massa, qualunque sia la loro decisione.
Crosetto: “Non è una scelta politica ma un voto di civiltà”
Secondo Crosetto, l’elemento centrale del referendum è capire quale assetto organizzativo della magistratura garantisca maggiormente l’autonomia e la libertà dei giudici da ogni pressione esterna o interna. Il quesito riguarda l’approvazione o il rigetto della riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con la creazione di due Consigli Superiori distinti e l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale.
Il ministro ha esortato gli elettori a dedicare “10-15 minuti” per comprendere il contenuto del referendum, evitando di affidarsi agli slogan e alle semplificazioni propagandistiche. «Pensate alla forza che avrebbe la risposta al quesito se arrivasse dal 60/70/80% di chi può votare», ha affermato Crosetto, sottolineando l’importanza della partecipazione come primo obiettivo di tutti.
Tensione tra magistratura e politica: il contesto del referendum
Il referendum si inserisce in un clima di forte tensione tra governo e magistratura. Crosetto ha lanciato un allarme contro i “pm politicizzati”, parlando di potenziali tentativi di ritorsioni nei suoi confronti, un fenomeno che definisce preoccupante per la democrazia.
Nel dibattito pubblico si stanno manifestando posizioni nette: il procuratore antimafia Nicola Gratteri, protagonista di polemiche per le sue dichiarazioni, continua la sua battaglia per il No, mentre 51 magistrati hanno espresso il loro sostegno al Sì, denunciando il silenzio dell’ANM.
La segreteria politica di Fratelli d’Italia, con Arianna Meloni, ha annunciato una campagna di informazione per spiegare che la riforma non rappresenta un attacco alla libertà, ma una necessità per rendere più equilibrato e trasparente il sistema giudiziario.
Il referendum del 22 e 23 marzo rappresenta dunque un passaggio cruciale per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano, chiamando i cittadini a scegliere se confermare o respingere la riforma che ridisegna l’autogoverno della magistratura mantenendo ferma l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati.
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