In occasione della fiera Didacta in corso a Firenze e nel contesto del dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia, si sono espressi due importanti esponenti del governo Meloni: il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Le loro dichiarazioni contribuiscono a definire il clima politico e culturale attorno a questo appuntamento referendario.
Valditara: “La scuola deve essere uno spazio di dialogo e pluralismo”
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato l’importanza di un confronto equilibrato nelle scuole riguardo al referendum, ribadendo che “va benissimo discutere delle tematiche referendarie nel rispetto della par condicio”. Valditara ha evidenziato che le scuole, essendo finanziate dai contribuenti, devono garantire un ambiente dove vengano presentate sia le ragioni del sì sia quelle del no, senza alcun tipo di indottrinamento.
“Le scuole devono servire a sviluppare lo spirito critico e non a indottrinare i nostri studenti”, ha affermato il ministro, precisando che “non sono pagate dalla Cgil, dal Pd, dalla Lega o da nessun partito politico, ma dai cittadini”. Valditara ha ribadito la necessità che l’istruzione promuova libertà, pluralismo e spirito critico, evitando qualsiasi forma di faziosità.
Crosetto: “Il referendum sulla giustizia non è una guerra”
Sul fronte della difesa, il ministro Guido Crosetto ha voluto stemperare i toni del confronto politico relativo al referendum sulla giustizia, definendolo “non una guerra, per fortuna”. Crosetto ha precisato su X che il referendum non deve essere interpretato come uno scontro tra magistratura e governo, né tra opposizione e maggioranza, ma come un confronto istituzionale sulle regole che possono garantire il miglior funzionamento della giustizia in Italia.
“Alcuni la pensano diversamente, ma dobbiamo discutere su quali regole possano garantire al massimo la giustizia nel nostro Paese”, ha concluso Crosetto, invitando a mantenere il dibattito su un piano istituzionale e civile.
Le parole dei due ministri rappresentano un appello alla responsabilità e al rispetto reciproco nel dibattito pubblico e nelle aule scolastiche, sottolineando il valore della democrazia e del pluralismo nel confronto sul futuro della giustizia italiana.





