Roma, 11 febbraio 2026 – In vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo prossimi, si intensifica il dibattito politico e mediatico attorno alla separazione delle carriere dei magistrati. L’attenzione è concentrata sugli ultimi sondaggi che mostrano un quadro ancora fluido, con un consenso al momento favorevole al sì, ma con margini di vantaggio più ridotti rispetto alle rilevazioni precedenti.
Il quadro dei sondaggi sul referendum giustizia
La riforma in oggetto introduce la separazione tra i magistrati “giudicanti” e quelli “inquirenti”, oltre allo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) in due distinti organismi per le due carriere. Secondo le rilevazioni più recenti, il consenso per il sì oscilla tra il 50,1% e il 59%, con alcune differenze significative tra i vari istituti di statistica.
L’istituto Noto, in un sondaggio condotto per Porta a Porta il 28 gennaio, assegna al sì il 59%, con un’affluenza stimata al 45%. Un dato di crescita rispetto al 57% registrato a dicembre. Similmente, l’istituto Piepoli rileva un 59% a favore del sì contro il 41% per il no, mentre Eumetra MR, secondo un sondaggio del 15 gennaio, attribuisce al sì il 52,7%. Tuttavia, l’istituto Ixè – che ha realizzato un’indagine tra il 20 e il 27 gennaio – segnala invece un sostanziale pareggio, con il sì al 50,1% e il no al 49,9%, una differenza minima che evidenzia la possibile volatilità del consenso.
Partecipazione e conoscenza del referendum
Un elemento cruciale riguarda la consapevolezza e la partecipazione degli elettori. L’istituto Ixè registra un aumento degli elettori che dichiarano di conoscere il referendum, passati dal 39% di novembre 2025 al 44,7% attuale. Parallelamente diminuisce la quota di chi non ne ha nemmeno sentito parlare (dal 24% al 17,9%). L’elettorato disposto a recarsi alle urne si attesta intorno al 48,1% con un ulteriore 13,4% che considera molto probabile la partecipazione. Per i referendum confermativi come questo, non è previsto il quorum, quindi il risultato sarà valido indipendentemente dall’affluenza.
Implicazioni politiche e scenari futuri
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha promosso questa riforma con l’intento di riorganizzare il sistema giudiziario italiano, ma il ridotto margine di vantaggio del sì negli ultimi sondaggi alimenta le incertezze sul risultato finale. Le prossime settimane saranno quindi decisive sia per la campagna referendaria sia per il consolidamento dell’opinione pubblica su un tema centrale per la giustizia e l’amministrazione dello Stato.






