Roma, 2 marzo 2026 – In vista del referendum costituzionale previsto per il 22 e 23 marzo, gli italiani saranno chiamati a esprimersi su una legge che modifica significativamente l’assetto della magistratura in Italia, intervenendo su sette articoli fondamentali della Costituzione. La riforma propone un cambiamento strutturale con la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, introducendo due Consigli superiori della magistratura distinti e una nuova Alta Corte disciplinare.
Referendum: modifiche costituzionali e separazione delle carriere
Il quesito referendario riguarda le modifiche agli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione. In particolare, l’articolo 87 prevede che il Presidente della Repubblica presieda due Consigli superiori della magistratura: il Csm giudicante e il Csm requirente, sostituendo l’attuale Consiglio unico. Questa riforma sancisce la separazione delle carriere anche al vertice dell’autogoverno delle toghe.
L’articolo 102 introduce la separazione delle carriere direttamente nella Costituzione, stabilendo che le norme sull’ordinamento giudiziario devono disciplinare le differenti carriere dei magistrati giudicanti e requirenti, rendendo questo principio di distinzione un fondamento costituzionale e non più solo legislativo.
Nuovi meccanismi di selezione e controllo disciplinare
Secondo la modifica dell’articolo 104, i componenti dei due Consigli superiori non saranno più eletti, ma selezionati mediante estrazione a sorte da liste predisposte dal Parlamento e dalle magistrature, garantendo così un sistema più trasparente e meno politicizzato.
L’articolo 105 prevede la nascita di una Alta Corte Disciplinare composta da 15 membri, sia laici sia magistrati, scelti tramite nomina e sorteggio, affidando a questa nuova struttura le competenze disciplinari prima attribuite al Csm.
Ulteriori modifiche riguardano l’articolo 106, che amplia i requisiti per l’accesso alla Corte di Cassazione includendo magistrati requirenti con almeno 15 anni di servizio, e l’articolo 107, che attribuisce a ciascun Consiglio superiore il potere decisionale su trasferimenti e sospensioni legati alla propria carriera di appartenenza. Infine, l’articolo 110 modifica la terminologia prevedendo che il Ministro della Giustizia si rapporti con “ciascun” Consiglio superiore.
Questa riforma costituzionale segna un passo importante nell’evoluzione dell’ordinamento giudiziario italiano, con riflessi diretti sulla governance della magistratura e sul sistema disciplinare, temi al centro del dibattito istituzionale e civile in vista del voto di marzo.






