Roma, 24 gennaio 2026 – La deputata della Lega, Laura Ravetto, ha espresso un fermo sostegno alla riformulazione del ddl sulla violenza sessuale proposto dalla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, sottolineandone l’importanza nel tutelare le donne senza compromettere i principi processuali. In un’intervista rilasciata al Resto del Carlino, Ravetto ha commentato la modifica apportata al testo legislativo, evidenziando come essa garantisca una protezione “a 360 gradi” della donna, riconoscendo come violenza ogni atto sessuale compiuto senza il consenso della stessa.
La tutela della donna e il principio di presunzione di innocenza
Secondo Ravetto, la riformulazione del ddl che elimina l’espressa menzione della parola “consenso” non rappresenta “un annacquamento” della norma, ma un bilanciamento necessario tra la tutela della vittima e il diritto dell’accusato alla presunzione di innocenza. La deputata ha spiegato che il precedente testo, che richiedeva la prova del “consenso attuale”, avrebbe spostato interamente l’onere della prova sull’imputato, rendendo quasi impossibile la sua difesa senza elementi concreti o documentali.
Inoltre, ha precisato che la nuova formulazione introduce in modo normativo la tutela del cosiddetto “freezing”, ossia il caso in cui la donna è incapace di opporsi all’atto sessuale a causa della paura o della paralisi psicologica, garantendo così una protezione più ampia e completa.

L’impegno parlamentare contro la violenza di genere
L’intervento di Laura Ravetto si inserisce in un contesto parlamentare dove la lotta contro la violenza sulle donne continua a essere una priorità. Il dibattito sulle mozioni per l’eliminazione della violenza di genere ha visto un ampio coinvolgimento del Parlamento, con richiami a una strategia multilivello che comprenda formazione, educazione alla parità di genere fin dalla scuola, potenziamento dei centri antiviolenza e percorsi di autonomia socio-economica per le vittime.
La proposta Bongiorno, che ha trovato il sostegno anche in esponenti di diverse forze politiche, mira a tradurre in legge il diritto vivente consolidato dalla giurisprudenza, rafforzando così il quadro normativo italiano in materia di contrasto alla violenza sessuale e protezione delle donne.





