Roma, 7 febbraio 2026 – Un duro attacco contro la sinistra italiana è stato lanciato da Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e esponente di Fratelli d’Italia (FdI), nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. Rampelli ha denunciato l’“ombelicale legame tra sinistra e centri sociali”, sottolineando come la partecipazione di esponenti di sinistra alla manifestazione in sostegno del centro sociale Askatasuna significhi di fatto la legittimazione delle “ripetute antidemocratiche violenze” che tale gruppo ha compiuto negli anni.
Rampelli, l’accusa di legittimazione della violenza e la critica alla doppia morale
Fabio Rampelli ha evidenziato che chi ha partecipato alle proteste di Torino a favore di Askatasuna ha “legittimato e sostenuto” la violenza, “magari per superficialità”. Per il vicepresidente della Camera, la sinistra sta “usando tutti i mezzi per abbattere un governo democraticamente eletto”, avvicinandosi “di millimetri all’estrema sinistra”, mentre “la destra parlamentare è a una distanza siderale dall’estrema destra”. Da qui l’appello a mettere fine alla “doppia morale” nella politica italiana.
Il deputato ha inoltre ricordato che la violenza politica degli anni ’70, come quella delle Brigate Rosse, non è “piovuta dal cielo” ma è stata favorita da tensioni sociali e da una certa complicità politica e istituzionale.

La situazione politica e la posizione su Roberto Vannacci
Rampelli ha infine commentato l’uscita del generale Roberto Vannacci dalla Lega, assicurando che la leader di FdI, Giorgia Meloni, non ha nulla da temere in termini di consenso. “Nessuno in questa stagione è in grado di competere. È il suo tempo”, ha dichiarato, auspicando che Vannacci, che ha avuto una lunga carriera militare e una presenza politica recente nella Lega, possa continuare a occuparsi di difesa.
L’intervista si inserisce in un contesto politico di forte tensione, con episodi di violenza durante manifestazioni e una crescente attenzione alle dinamiche interne ai partiti di destra e sinistra, nonché alle forze dell’ordine impegnate nel mantenimento dell’ordine pubblico.






