Milano, 20 febbraio 2026 – Si allungano ancora i tempi del procedimento giudiziario che vede imputata la ministra del Turismo Daniela Santanchè per una presunta truffa aggravata all’Inps relativa alla richiesta indebita di cassa integrazione Covid. La giudice per l’udienza preliminare (gup) di Milano, Tiziana Gueli, ha infatti disposto un nuovo rinvio di almeno otto mesi, aggiornando l’udienza al prossimo 14 ottobre 2026. La decisione è stata presa in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale, che dovrà esaminare un conflitto di attribuzione sollevato dal Senato sull’inutilizzabilità di alcuni atti di indagine.
Il conflitto di attribuzione e la richiesta di sospensione del procedimento
La questione centrale riguarda alcune registrazioni di conversazioni private e messaggi di posta elettronica intercorsi tra Santanchè e l’ex direttore di Pc Professionale, Eugenio Moschini, così come alcune mail in cui la senatrice compariva come destinataria per conoscenza. La difesa della ministra, rappresentata dagli avvocati Salvatore Pino e Nicolò Pelanda, sostiene che tali atti siano inutilizzabili perché acquisiti senza la preventiva autorizzazione del Parlamento, requisito previsto per l’acquisizione di intercettazioni a carico di un parlamentare. Il Senato ha ufficialmente sollevato il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, con l’obiettivo di bloccare l’utilizzo di questi elementi probatori.
I pubblici ministeri Marina Gravina e Luigi Luzi hanno contestato questa interpretazione, presentando una memoria in cui si precisa che si tratta di documenti prodotti da ex dipendenti e non di intercettazioni disposte dall’autorità giudiziaria. Pertanto, secondo l’accusa, non sarebbe necessaria alcuna autorizzazione specifica per il loro utilizzo nel procedimento. Inoltre, i pm si sono opposti alla sospensione del processo, sottolineando che il conflitto è stato sollevato dal Parlamento e non dall’autorità giudiziaria, come avvenuto in precedenti casi giudiziari di rilievo.
La vicenda giudiziaria e le accuse alla ministra Santanchè
L’indagine riguarda una presunta truffa ai danni dello Stato, che avrebbe riguardato la richiesta di oltre 126mila euro di cassa integrazione in deroga per 13 dipendenti del gruppo editoriale Visibilia, di cui Santanchè è stata amministratrice. La Procura di Milano sostiene che i lavoratori coinvolti abbiano invece continuato a svolgere regolarmente la propria attività durante il periodo della pandemia, rendendo indebite le richieste di sostegno economico presentate tra maggio 2020 e febbraio 2022.
Il procedimento, avviato quasi due anni fa, ha conosciuto finora diversi rallentamenti e sospensioni. La prescrizione del reato, prevista per metà 2027, è attualmente sospesa. Di conseguenza, è improbabile che il caso possa concludersi entro il 2026. La complessità della vicenda è aumentata anche dal cambio di strategia difensiva e da questioni procedurali, come la discussione sulla competenza territoriale e la richiesta di autorizzazione a procedere.
Il caso Santanchè rappresenta uno dei procedimenti giudiziari più delicati politicamente che coinvolgono la ministra, la quale è attualmente in carica nel governo Meloni. Il suo partito, Fratelli d’Italia, ha già espresso in passato la necessità di dimissioni in caso di rinvio a giudizio. Tuttavia, al momento, il processo rimane sospeso in attesa della decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione, che potrebbe richiedere tempi ulteriori, stimati tra otto mesi e un anno.






