Roma, 4 febbraio 2026 – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha preso la parola al Senato per chiarire la posizione del Governo in merito agli scontri avvenuti recentemente a Torino. Nel suo intervento, il ministro ha respinto con fermezza le accuse di impreparazione e uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine, sottolineando come la responsabilità degli atti violenti ricada esclusivamente sui singoli autori dei reati.
Piantedosi punta il dito contro i “teppisti”
Nel corso delle comunicazioni al Senato, Piantedosi ha affermato che “se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità è del teppista, non del poliziotto”. Ha inoltre evidenziato che addossare la colpa allo Stato spesso equivale ad assolvere i colpevoli e, contemporaneamente, a giustificarsi. Il ministro ha ribadito che le forze di polizia dispongono di dispositivi efficaci per la prevenzione e che, se la violenza è stata contenuta nei limiti attuali, è proprio grazie a questi apparati di controllo.
Piantedosi ha respinto con decisione le illazioni secondo cui i poliziotti sarebbero stati mandati allo sbaraglio, definendo tali affermazioni come manifestazioni di ignoranza rispetto al funzionamento dell’ordine pubblico e alla storia della violenza politica in Italia. Ha ricordato che le manifestazioni di piazza vengono gestite con equilibrio e professionalità, applicando la forza coercitiva solo come extrema ratio, nel rispetto dei principi di proporzionalità e adeguatezza.
Nessuna tolleranza per la violenza organizzata
Il ministro ha definito indegne e prive di fondamento le insinuazioni secondo cui le violenze sarebbero state in qualche modo organizzate o tollerate dal Governo per favorire l’approvazione di nuove norme. Piantedosi ha ricordato che le azioni violente di matrice antagonista, con protagonisti centri sociali come Askatasuna, si ripetono da oltre trent’anni, cavalcando temi diversi ma con lo stesso metodo squadrista.
Alla luce di ciò, il ministro ha sottolineato la necessità di introdurre una norma che consenta un fermo preventivo efficace, per impedire a soggetti notoriamente violenti di infiltrarsi nelle manifestazioni. Ha invitato tutti gli attori istituzionali, politici e sociali, a sostenere responsabilmente questa proposta, per isolare i violenti e garantire che le manifestazioni pacifiche possano svolgersi senza interferenze dannose.
Piantedosi ha inoltre precisato che i militanti dei centri sociali violenti sono “criminali in servizio permanente effettivo”, che agiscono per responsabilità proprie e non per conto del Governo. Ha ricordato che la gestione dell’ordine pubblico è sempre stata svolta con competenza e attenzione, un livello riconosciuto anche a livello internazionale.
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