Human Rights Watch (HRW) ha pubblicato il suo rapporto annuale che lancia un allarme sull’ordine internazionale in crisi e sulle gravi violazioni dei diritti umani in diversi Paesi, con un focus particolare sulla presidenza di Donald Trump e sulle politiche migratorie in Europa e in Italia. Il documento evidenzia come la crescente ondata autoritaria e le restrizioni imposte sui diritti fondamentali minaccino la stabilità globale e la tutela delle libertà civili.
Rapporto Human Rights Watch: l’ordine internazionale sotto pressione e il ruolo di Donald Trump
Secondo il rapporto di Human Rights Watch, l’amministrazione Trump ha inflitto un duro colpo all’ordine mondiale basato su regole condivise, accelerando il rischio di un suo possibile collasso. Il rapporto critica aspramente l’operato del presidente statunitense, accusandolo di attacchi all’indipendenza giudiziaria, di intimidazioni verso oppositori politici, media, università e società civile, e di rimozione delle tutele per le persone trans e intersessuali. Inoltre, Trump avrebbe promosso politiche antiabortiste e alimentato una retorica nazionalista bianca, utilizzando stereotipi razzisti per dipingere intere popolazioni come indesiderate negli Stati Uniti.
Philippe Bolopion, direttore esecutivo di HRW, ha sottolineato che la politica estera di Washington sotto Trump ha sgretolato le fondamenta dell’ordine basato su norme internazionali. Il rapporto accusa la Casa Bianca di minimizzare la responsabilità della Russia nelle violazioni in Ucraina e di sostenere quasi incondizionatamente Israele, nonostante le accuse di genocidio e crimini contro l’umanità mosse dalla Corte internazionale di giustizia. È segnalata anche la mancata reazione statunitense di fronte alla ripresa delle violenze in Sudan, un tempo oggetto di mobilitazione internazionale contro atrocità di massa.
HRW esorta i governi democratici a formare un blocco politico ed economico in grado di condizionare accordi commerciali e di sicurezza al rispetto delle norme democratiche e dei diritti umani, definendo la difesa dei diritti una sfida generazionale che nel 2026 sarà particolarmente cruciale negli Stati Uniti, con riflessi globali.
Critiche all’Europa e al modello migratorio italiano
Il rapporto di Human Rights Watch dedica un’ampia sezione anche all’Unione Europea, denunciando come le politiche di contenimento dell’immigrazione abbiano provocato gravi violazioni dei diritti umani. HRW evidenzia che l’esternalizzazione dei controlli migratori a Paesi di transito come Tunisia, Libia e Mauritania ha compromesso la politica estera europea, con un sostegno politico e finanziario alle misure restrittive adottate da questi Stati. Il rapporto segnala inoltre un aumento del razzismo e delle discriminazioni, aggravato dalla normalizzazione delle narrazioni di estrema destra anche tra partiti tradizionali. Vengono inoltre criticati i passi indietro nell’ambito dello Stato di diritto, con il Consiglio dell’Ue che non ha preso iniziative efficaci e la Commissione europea che ha risposto in modo incoerente.
In particolare, l’Italia viene accusata di aver perseguito un modello repressivo di controllo dell’immigrazione, che comprende la detenzione di migranti in Albania in attesa di espulsione, ostacoli ai soccorsi umanitari in mare e il mancato arresto di un funzionario libico ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità. HRW critica anche le nuove misure di sicurezza che sollevano preoccupazioni sulla libertà di espressione e di associazione, nonché il profiling razziale da parte delle forze di polizia e la violenza contro le donne.
Il rapporto di Human Rights Watch si inserisce nel contesto di un’Europa che mostra segnali di disaffezione politica e un calo della fiducia nelle istituzioni, mentre la crisi migratoria e le tensioni geopolitiche continuano a mettere sotto pressione le democrazie occidentali.






