Si avvicina l’udienza della Corte di Cassazione per il processo Open Arms, che vede imputato Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dopo la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Palermo nel dicembre 2024, la Procura di Palermo ha presentato un ricorso per saltum, chiedendo la revisione della decisione. Il leader della Lega, protagonista di una lunga battaglia giudiziaria sull’episodio del blocco degli sbarchi nel 2019, ha dichiarato di non temere la sentenza, ma di difendere con fermezza le sue azioni.
Open Arms, Salvini: “Non temo la sentenza, non è una colpa difendere i confini”
Matteo Salvini ha commentato con decisione la situazione in vista dell’udienza in Cassazione prevista per mercoledì 17 dicembre. “Mercoledì il processo dura un giorno – ha spiegato a “Quarta Repubblica” su Rete 4 – entro da innocente e potrei uscire innocente o presunto colpevole, rischiando fino a sei anni di carcere. Rifarei tutto perché ho bloccato gli sbarchi, ridotto i reati e i morti in mare. Non penso sia una colpa difendere i confini, la sicurezza e la dignità del mio Paese”. Salvini ha espresso anche la sua rabbia per il ricorso della Procura: “Qualche magistrato evidentemente non si rassegna. Dopo quattro anni di processo e decine di testimonianze, rischiare di ricominciare tutto da capo è assurdo”.
Il leader leghista ha ringraziato i suoi avvocati, in particolare Giulia Bongiorno, e ha sottolineato il sostegno del centrodestra, da Giorgia Meloni ad Arianna Meloni, definendo “surreale” l’accanimento della Procura.
Le motivazioni dell’assoluzione e i rilievi giuridici
Il Tribunale di Palermo, con la sentenza depositata nel giugno 2025, ha assolto Salvini con la formula “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di sequestro di persona aggravato e rifiuto di atti d’ufficio, relative al blocco degli sbarchi di 147 migranti a bordo della nave della ONG Open Arms nell’agosto 2019. I giudici hanno evidenziato che le operazioni di soccorso erano avvenute in zone SAR (Search and Rescue) non italiane e che l’Italia non aveva assunto la responsabilità di coordinamento né quella di “primo contatto” con la nave soccorritrice. La sentenza ha inoltre sottolineato come non esistessero obblighi giuridici precisi e vincolanti per lo Stato italiano di concedere un “Place of Safety” (PoS) in tempi rapidi, in un quadro normativo internazionale considerato ancora incerto e basato prevalentemente su raccomandazioni non cogenti.
Il Tribunale ha escluso la natura di “atto politico insindacabile” per il divieto di sbarco, considerando invece la decisione quale atto amministrativo soggetto a controllo giudiziario, ma ha ritenuto che non vi fosse colpa nell’azione del Ministro. Nel contempo, il processo Open Arms si inserisce nel più ampio filone giudiziario che riguarda altri casi analoghi, come quelli della nave Diciotti e della Gregoretti, nei quali Salvini è stato assolto o prosciolto.
La vicenda resta al centro del dibattito politico e giuridico, con il processo che ora approda alla Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso della Procura.






