Milano, 23 febbraio 2026 – Nuovi sviluppi emergono dall’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, il pusher ucciso a Rogoredo il 26 gennaio 2026 da un agente di polizia, l’assistente capo Carmelo Cinturrino. Le rivelazioni delle ultime settimane hanno messo in discussione la prima ricostruzione dei fatti e hanno creato un forte impatto politico e istituzionale, con conseguenze dirette sulle misure di tutela legale per le forze dell’ordine inserite nel decreto Sicurezza sostenuto dal governo Meloni.
Le prime dichiarazioni e la spinta politica per lo scudo penale
L’episodio di Rogoredo si era subito trasformato in un caso emblematico per il governo guidato da Giorgia Meloni, utilizzato per rafforzare la proposta di introdurre uno scudo penale a tutela degli agenti che agiscono in situazioni di pericolo, evitando l’iscrizione automatica nel registro degli indagati. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini si era schierato con fermezza a favore del poliziotto, definendo l’indagine per omicidio volontario “eccessiva” e “ingenerosa”. In una dichiarazione del 29 gennaio, Salvini aveva sottolineato come l’assistente capo Cinturrino avesse agito in legittima difesa, sparando un solo colpo nel “bosco della droga” di Rogoredo, a decine di metri di distanza.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, aveva seguito lo stesso tono, invitando a non fare presunzioni di colpevolezza, mentre il governo tutto, compresa la premier Meloni, aveva utilizzato il caso per accelerare sull’approvazione del pacchetto sicurezza, che prevedeva una norma per evitare indagini automatiche contro gli agenti di polizia.
Le nuove verità emerse dalle indagini: dubbi e contestazioni sul caso Rogoredo
A meno di un mese dall’accaduto, le indagini hanno ribaltato la versione iniziale. Secondo i nuovi elementi raccolti dalla procura, Mansouri non era armato e non avrebbe puntato contro gli agenti una pistola vera, ma una riproduzione con tappo rosso, come invece inizialmente sostenuto da Cinturrino e dagli altri quattro poliziotti coinvolti. Anzi, l’arma ritrovata accanto al corpo della vittima sarebbe stata posizionata da uno degli agenti stessi.
Inoltre, le investigazioni hanno fatto emergere accuse pesanti nei confronti dell’assistente capo, che secondo diversi testimoni avrebbe chiesto regolarmente “pizzo” agli spacciatori e ai tossicodipendenti delle zone di Corvetto e Rogoredo, richiedendo denaro e droga in cambio di una sorta di “protezione”. Le somme pretesa si aggirerebbero tra i 100 e i 200 euro al giorno. Mansouri, secondo le fonti, avrebbe tentato di opporsi a queste richieste, alimentando così un possibile movente per il conflitto con la polizia.
Le indagini hanno anche messo in luce una lunga attesa di circa venti minuti prima che venissero chiamati i soccorsi, circostanza che ha suscitato ulteriori interrogativi sulla condotta degli agenti.
La retromarcia politica sul caso Rogoredo e le tensioni sul decreto Sicurezza
Di fronte alle nuove evidenze, Matteo Salvini ha dovuto modificare il suo approccio, adottando toni più cauti rispetto al passato: “Non entro nel merito di quell’episodio di cronaca”, ha dichiarato recentemente, “sto sempre dalla parte delle forze dell’ordine, ma se qualcuno sbaglia il caso va approfondito”. Anche il ministro Piantedosi ha cambiato posizione, affermando di essere “compiaciuto che la polizia di Stato sia in grado di fare chiarezza anche al proprio interno”, sottolineando che il governo accetterà serenamente gli esiti dell’inchiesta.
Queste dichiarazioni contrastano nettamente con quelle pronunciate solo poche settimane prima, quando Salvini e la maggioranza avevano presentato l’episodio di Rogoredo come la prova inoppugnabile della necessità di uno scudo penale per gli agenti. Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, aveva ribadito l’urgenza di tutelare le forze dell’ordine da indagini automatiche, mentre la premier Meloni, in un’intervista televisiva, aveva difeso con forza il pacchetto sicurezza, negando che si trattasse di uno scudo penale ma sottolineando la necessità di evitare “doppiopesismi” nella magistratura.
Il caso di Rogoredo, pertanto, ha rappresentato una leva politica importante per accelerare sull’approvazione del decreto Sicurezza, ma ora è diventato un elemento di forte criticità, soprattutto dopo che anche il Quirinale ha chiesto modifiche al testo, rallentandone l’iter.
Il futuro del decreto Sicurezza e le implicazioni per le forze dell’ordine
A quasi un mese dall’annuncio, il decreto Sicurezza che dovrebbe contenere le nuove norme sulla tutela legale degli agenti di polizia è ancora fermo agli uffici della Ragioneria dello Stato, bloccato da una serie di verifiche tecniche e politiche. Non si registrano problemi di costituzionalità, né particolari controversie politiche ufficiali, ma la mancanza di coperture finanziarie sembra essere la causa principale del rallentamento.
Intanto, il dibattito pubblico e politico continua ad essere alimentato dalle nuove scoperte sull’omicidio di Rogoredo, che hanno messo in luce una realtà molto più complessa e problematica rispetto alla versione iniziale. Le accuse di estorsione e abuso di potere mosse contro uno degli agenti coinvolti, unite al ritardo nei soccorsi e alla ricostruzione delle dinamiche dell’episodio, sollevano questioni cruciali sul controllo interno delle forze dell’ordine e sulla necessità di un equilibrio tra tutela degli agenti e garanzia della legalità.
Questo caso rimane al centro dell’attenzione nazionale, non solo per le sue implicazioni giudiziarie ma anche per le conseguenze sul piano legislativo e politico, in un momento delicato per la sicurezza e la giustizia nel Paese.






