Bari, 3 marzo 2026 – A pochi giorni dal referendum costituzionale previsto per il 22 e 23 marzo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ribadito l’importanza della riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, sottolineando come un eventuale mancato passaggio rallenterebbe significativamente la modernizzazione della giustizia italiana. L’incontro si è svolto a Bari, nell’ambito dell’evento “Verso il referendum del 22 e 23 marzo. Le ragioni del sì”, organizzato dall’Ordine degli avvocati, Aiga e Camera penale di Bari.
Nordio, la necessità della separazione delle carriere per il processo penale
Il ministro Nordio ha evidenziato che la riforma è fondamentale per evitare il collasso del processo penale, definendolo come un sistema “sul modello anglosassone” che senza la separazione delle carriere “non funziona più”.
A suo giudizio, mantenere l’attuale assetto significherebbe tornare a un codice penale obsoleto, risalente all’epoca fascista e abolito solo nel 1988-89, o procedere con un adeguamento costituzionale che solo oggi, grazie alla stabilità politica e al consenso popolare, è possibile attuare. “Se la riforma non passasse ora, con le condizioni favorevoli che ce la consentono, non ultima la stabilità e soprattutto il consenso dei cittadini, rallenterebbe di molto la modernizzazione della nostra giustizia”, ha dichiarato Nordio.

Dopo il referendum, un tavolo di confronto per le norme di attuazione
Nordio ha inoltre anticipato che, indipendentemente dall’esito della consultazione, si renderà necessario aprire un tavolo di confronto con magistratura, avvocatura e mondo accademico per definire le norme di attuazione della riforma. Ha riconosciuto che la campagna referendaria, caratterizzata da toni accesi, potrebbe lasciare delle “conseguenze emotive”, ma ha sottolineato l’importanza di un dialogo costruttivo per portare avanti una serie di riforme che allineino il sistema giudiziario italiano a quello delle più importanti democrazie occidentali.
In questa prospettiva, Nordio ha anche rilanciato una critica forte all’attuale sistema giudiziario, ricordando come “noi abbiamo ancora una giustizia che risente del fascismo, è questo che neanche la sinistra vuol capire”. Il riferimento è al codice penale vigente, firmato da Benito Mussolini e da Vittorio Emanuele III, per il quale il ministro ha ribadito la necessità di un cambiamento radicale.
La riforma, già approvata dal Parlamento e ora sottoposta al referendum costituzionale confermativo, prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti per la magistratura giudicante e per quella requirente, oltre all’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale. Si tratta di un passaggio cruciale per ridefinire l’organizzazione interna della magistratura, mantenendo autonomia e indipendenza ma separando chiaramente le carriere e le funzioni di autogoverno.
Il referendum costituzionale non prevede quorum di partecipazione, per cui l’esito sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi espressi dagli elettori nelle giornate del 22 e 23 marzo 2026.






