Bologna, 21 febbraio 2026 – Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto con fermezza alle critiche mosse contro la riforma costituzionale al centro del referendum sulla giustizia, durante l’incontro “Non c’è sicurezza senza giustizia” tenutosi oggi a Bologna. Nordio ha escluso che il governo possa entrare in crisi in caso di vittoria del no al referendum, sottolineando l’infondatezza di questa ipotesi.
La posizione di Nordio sul referendum
Il Ministro ha evidenziato come le polemiche, anche quelle più aspre che lo dipingono come autoritario o vicino a ambienti criminali, siano la prova che l’opposizione non dispone di argomentazioni razionali sul merito del referendum. Ha inoltre ribadito che il governo continuerà a operare con stabilità indipendentemente dall’esito del voto popolare.
La riforma della separazione delle carriere
Al centro del dibattito c’è la riforma della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, un cambiamento che Nordio ha definito “una naturale conseguenza” dell’evoluzione del sistema giudiziario italiano. Ha ricordato che la Costituzione, redatta quarant’anni prima, non si era mai adeguata al passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio introdotto nel 1989 con la riforma del codice di procedura penale voluta dal ministro socialista Giuliano Vassalli.
La riforma proposta prevede quindi l’istituzione di due Consigli superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, risolvendo così un’incoerenza sistematica e rafforzando la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. Nordio ha infine sottolineato che si tratta di una riforma pragmatica e non ideologica, mirata ad adeguare finalmente la Carta costituzionale al modello accusatorio adottato oltre trent’anni fa.






