Perugia, 18 febbraio 2026 – In un incontro a Perugia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ribadito l’importanza dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, sottolineando che questa non deve in alcun modo accodarsi alla politica, specie in un clima di forte scontro politico. Nordio, ex magistrato e attuale guardasigilli del governo Meloni, ha evidenziato i rischi connessi a prese di posizione politicamente connotate da parte di magistrati, soprattutto in vista di referendum e riforme ancora non in vigore.
Carlo Nordio, autonomia e indipendenza della magistratura: un equilibrio delicato
Secondo Nordio, la magistratura gode di prerogative fondamentali quali l’autonomia, l’indipendenza e l’inamovibilità, che sono essenziali per garantirne la libertà di azione. Tuttavia, ogni diritto comporta un corrispettivo dovere: la continencia, il rispetto delle opinioni altrui e soprattutto il rispetto della legge. Il magistrato, ha affermato il ministro, “la legge la applica. Non la combatte“.
Il ministro ha inoltre espresso preoccupazione per le prese di posizione “durissime” espresse da magistrati su norme ancora non entrate in vigore, sottolineando che “La terzietà del giudice non deve solo esistere: deve apparire“. Questo principio è cruciale per mantenere la fiducia nell’imparzialità del sistema giudiziario e per evitare che venga percepita come parte di una battaglia politica.
Magistratura e referendum: il rischio di delegittimazione
Nordio ha anche commentato il ruolo della magistratura nel contesto referendario, criticando la costituzione di comitati per il no e dichiarazioni con linguaggio da campagna elettorale da parte di chi, per ruolo, sarà chiamato ad applicare le norme in questione. Il ministro ha definito un errore grave l’attribuzione di un connotato politico a uno strumento come il referendum, la cui natura è invece quella di garantire la coerenza con i principi costituzionali e il codice di procedura penale.
Ha inoltre evidenziato che, in caso di vittoria del sì, la magistratura potrebbe rischiare di apparire delegittimata “dopo aver combattuto una battaglia politica e averla persa“. L’auspicio espresso è che la magistratura resti “il più possibile estranea allo scontro politico” e che, quando interviene, lo faccia solo “sul piano tecnico, giuridico, normativo, con il linguaggio che le è proprio“.
Il ministro ha concluso ribadendo che “la politica può anche alzare i toni. La toga no. La dignità della funzione giudiziaria non può essere contaminata“.
Carlo Nordio, laureato in giurisprudenza all’Università di Padova, è ministro della Giustizia dal 22 ottobre 2022 e ha una lunga carriera da magistrato e procuratore aggiunto, con esperienze significative in inchieste di rilievo nazionale. Nel corso della sua attività politica, si è sempre dichiarato a favore di un sistema giudiziario che tuteli l’indipendenza, ma anche la responsabilità e la terzietà degli operatori della giustizia.





