Roma, 14 febbraio 2026 – Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rilanciato il dibattito sulla riforma della giustizia italiana definendola “sicuramente antifascista”, nel corso di un’intervista concessa al quotidiano Il Foglio. La riforma, al centro di un acceso confronto politico e giuridico, si inserisce nella scia delle trasformazioni del sistema giudiziario, ispirate al modello accusatorio e alla necessità di superare alcune contraddizioni storiche presenti nel codice penale e in quello di procedura penale.
Nordio e la riforma della giustizia: un’eredità da Vassalli
Nordio ha evidenziato che la riforma si colloca idealmente tra le conquiste antifasciste, richiamando la figura di Giuliano Vassalli, il cui codice di procedura penale del 1989 rappresentò una svolta fondamentale nel diritto processuale italiano. “È una conclusione logica di un processo penale accusatorio voluto da un antifascista che ha rischiato la vita mille volte per la patria repubblicana e democratica”, ha affermato il Ministro, sottolineando come il codice sia stato “modificato, integrato, demolito decine di volte” poiché “incompatibile con la Costituzione“.
Vassalli, figura di rilievo nella Resistenza e nella politica italiana, è stato infatti un pioniere nel tentativo di modernizzare la giustizia penale, un impegno che Nordio ricorda con rispetto, anche in virtù della sua esperienza personale come ex magistrato e procuratore aggiunto a Venezia. La riforma attuale, nota anche come “Riforma Nordio”, mira a completare quell’opera, correggendo le distorsioni e aggiornando il sistema agli standard costituzionali e democratici.
“Nel suo documento sul caso Gratteri il Csm è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto“. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio – secondo quanto si apprende – in merito alle dichiarazioni di venti membri sul caso delle frasi del Procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

Le contraddizioni del sistema giuridico italiano
Nel suo intervento, il Ministro ha sottolineato un “paradosso” di non poco conto: mentre il codice di procedura penale porta la firma di un eroe della Resistenza come Vassalli, il codice penale vigente è ancora quello emanato sotto il regime fascista di Mussolini e Vittorio Emanuele III. “Chi oggi viene condannato, per esempio, per apologia del fascismo, è giudicato da un codice firmato da Benito Mussolini”, ha osservato Nordio, evidenziando così la “contraddittorietà e quasi schizofrenia” del sistema giudiziario italiano.
Questa situazione, secondo il Guardasigilli, rende urgente una revisione profonda, affinché il sistema penale sia coerente con i principi democratici e antifascisti che dovrebbero ispirare tutto l’ordinamento.
Carlo Nordio, nato a Treviso nel 1947, è ministro della Giustizia dal 22 ottobre 2022 nel governo guidato da Giorgia Meloni. Ex magistrato con una lunga esperienza nelle inchieste su terrorismo, corruzione e Tangentopoli, è stato anche promotore della riforma della giustizia e figura chiave nel consiglio direttivo del Comitato per il “Sì” ai referendum abrogativi sulla giustizia del 2022. La sua azione politica e giuridica si caratterizza per un forte richiamo al rigore costituzionale e alla necessità di una giustizia più efficiente e moderna.






