Roma, 11 marzo 2026 – Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha rilasciato oggi un’importante dichiarazione sul futuro della riforma della giustizia in Italia, con particolare riferimento al caso di Garlasco, uno dei più noti e controversi della cronaca nera nazionale.
La Riforma e il Caso Garlasco
Nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata a Realpolitik, Nordio ha affermato che, in caso di vittoria del “Sì” al referendum costituzionale, sarà avviata una riforma del sistema giudiziario che impedirà il ripetersi di situazioni come quella di Garlasco. Il Ministro ha sottolineato: «Ritengo che casi come quello di Garlasco, dopo la riforma che faremo, non ce ne dovrebbero più essere».
La chiave di questa trasformazione sarà l’adozione del processo accusatorio, un modello che, secondo Nordio, garantirà una maggiore chiarezza e trasparenza nelle procedure giudiziarie. Ha inoltre aggiunto che, se dovesse prevalere il “No”, non vi sarebbe più spazio per realizzare una riforma in linea con la visione di Giuliano Vassalli di quarant’anni fa, ossia quella di un sistema giudiziario più snello e giusto.
Il caso di Garlasco, avvenuto nel 2007 nella provincia di Pavia, ha rappresentato per anni un punto di riferimento per discussioni sulle modalità di indagine e processo penale in Italia. La promessa di una riforma in grado di evitare ambiguità e ritardi giudiziari è quindi vista come un passo importante verso una giustizia più efficiente.
Altri temi e casi attuali affrontati dal Ministro Nordio
Oltre al tema della riforma, Nordio ha toccato anche altri argomenti di rilievo. A proposito del caso della famiglia del bosco, ha chiarito che «è improprio anticipare un giudizio» senza aver prima esaminato tutti gli atti ispettivi, che vengono avviati per verificare il rispetto delle procedure, spesso in seguito a segnalazioni o notizie di stampa.
Sul recente dibattito mediatico legato alla canzone di Sal Da Vinci e alle accuse di propaganda referendaria, Nordio ha ricordato un episodio storico: «Circa 50 anni fa, durante un Festival di Sanremo, fu censurata una canzone di Gigliola Cinquetti perché il testo sembrava spingere per il “Sì” al referendum sul divorzio. Il paragone con la situazione attuale è significativo».
Infine, ha definito chiuso il caso legato alle dimissioni di Giusi Bartolozzi, sua capo di gabinetto, ribadendo la sua fiducia nella sua professionalità e la volontà di archiviare la vicenda, che ha avuto risvolti mediatici negli ultimi giorni.






