Rho (Milano), 22 febbraio 2026 – Prosegue il dibattito sulla sicurezza nelle scuole italiane con l’annuncio del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sottolinea l’efficacia dell’introduzione dei metal detector mobili a scuola su richiesta dei singoli istituti. A margine della firma del Protocollo d’Intesa 2026 con Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda, Valditara ha ribadito che questa misura non rappresenta repressione, bensì un presidio di sicurezza indispensabile per proteggere studenti e personale scolastico.
Metal detector mobili a scuola: una misura mirata e non repressiva
Il ministro ha chiarito che la collaborazione con il collega Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha portato alla definizione di una circolare imminente che permetterà l’uso dei metal detector a sorpresa, esclusivamente negli istituti che ne facciano richiesta e soprattutto in quelli segnalati come a maggior rischio. Si tratta di strumenti mobili, analoghi a quelli usati in eventi pubblici, e non di installazioni fisse, poiché non sono previsti fondi per una copertura totale. Valditara ha definito fuori luogo le critiche che accusano questa iniziativa di essere una forma di repressione, citando anche un sondaggio secondo cui il 60% dei giovani è favorevole a tali controlli come garanzia di sicurezza.
Il punto di vista dei presidi: sicurezza sì, ma serve anche educazione emotiva
Nonostante il sostegno del ministro, diversi dirigenti scolastici evidenziano che il metal detector può rappresentare solo una soluzione temporanea per il problema delle armi nelle scuole. Roberto Fiorini, preside dell’istituto Mattei di San Lazzaro, parla infatti di necessità di un lavoro educativo più ampio, focalizzato sull’educazione emotiva degli studenti per prevenire situazioni di violenza. Altri presidi, come Marco Ortu del Belluzzi-Fioravanti e Matteo Battistelli dell’Aldrovandi Rubbiani, sottolineano la necessità di interventi strutturali per colmare fragilità e diffondere competenze civiche, invitando a un maggior coinvolgimento delle famiglie e a potenziare il supporto psicologico nelle scuole.
Il dibattito prosegue dunque tra misure di sicurezza operative e un approccio educativo che voglia affrontare le radici del disagio giovanile, nel tentativo di garantire un ambiente scolastico sicuro e sereno.






