Roma, 18 febbraio 2026 – La premier Giorgia Meloni ha commentato con durezza la recente sentenza del Tribunale di Palermo che ha condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro la ONG Sea Watch, proprietaria della nave capitata da Carola Rackete. La decisione riguarda il sequestro dell’imbarcazione avvenuto dopo lo speronamento ai danni delle forze militari italiane durante un’operazione di soccorso nel Mediterraneo.
Meloni critica la sentenza Sea Watch
In un video pubblicato sui social, Giorgia Meloni ha definito la sentenza “letteralmente senza parole”, sottolineando come nel passato la comandante Carola Rackete fosse stata assolta da alcune accuse, tra cui quella di aver forzato un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. La premier ha evidenziato come oggi, nonostante quel comportamento, i giudici abbiano stabilito un risarcimento a favore della ONG, definendo giusto il sequestro dell’imbarcazione dopo l’incidente con i militari.
La vicenda risale al giugno 2019, quando Carola Rackete, comandante della Sea-Watch 3, decise di attraccare a Lampedusa senza autorizzazione per sbarcare 53 migranti salvati in mare. Quel gesto aveva scatenato un acceso dibattito politico e giudiziario in Italia, con accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e resistenza a nave da guerra. La stessa Rackete era stata arrestata ma poi rilasciata grazie a una sentenza che aveva riconosciuto la necessità del soccorso in mare come causa di giustificazione.
Il profilo di Carola Rackete e l’evoluzione della vicenda giudiziaria
Carola Rackete, nata in Germania nel 1988, è nota a livello internazionale per il suo ruolo di comandante nella ONG Sea-Watch e per il suo impegno in operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. Dopo il caso del 2019, la comandante ha intrapreso anche un percorso politico, candidandosi alle elezioni europee nel 2024 con la lista Die Linke.
Dal punto di vista giudiziario, la vicenda ha visto diverse fasi: la Cassazione italiana nel gennaio 2020 ha confermato la mancata convalida dell’arresto di Rackete, ritenendo che la motovedetta italiana non fosse una nave da guerra e che l’azione della comandante fosse giustificata dal dovere di soccorso in mare. Tuttavia, la recente sentenza del Tribunale di Palermo ha stabilito il risarcimento a favore della ONG per il sequestro della nave, decisione che ha suscitato la reazione della premier Meloni.
Il dibattito resta aperto sulle implicazioni di questa sentenza nel contesto della gestione dei flussi migratori e delle attività delle ONG in mare, temi centrali nella politica italiana degli ultimi anni.






