Roma, 30 marzo 2026 – Nel quadro politico attuale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni conferma la sua determinazione a far avanzare la riforma della legge elettorale, ritenuta fondamentale per la stabilità del governo e del Paese. Dopo la recente sconfitta sulla riforma della giustizia, Meloni mantiene un profilo riservato ma fermo, ribadendo a più riprese la necessità di “lasciarsi il referendum alle spalle” e di concentrarsi sulle priorità legislative che possono garantire un futuro stabile all’esecutivo.
La legge elettorale, priorità assoluta per il governo Meloni
L’attenzione del governo si concentra ora sul dossier della legge elettorale, che domani sarà incardinata in prima commissione alla Camera. Pur trattandosi di un atto tecnico, per la premier questo tema rappresenta un “primo obiettivo” imprescindibile. Nel suo messaggio agli alleati di governo, Meloni ha chiarito che non si tollereranno “scherzi” o manovre ostruzionistiche che possano compromettere la capacità di approvare una legge elettorale efficace e chiara, capace di evitare un risultato di stallo che potrebbe aprire la strada a governi di larghe intese o a soluzioni tecniche. Il rischio di elezioni anticipate, eventualmente nell’autunno 2026, resta quindi uno scenario concreto, anche se ufficialmente non confermato.
L’importanza di questa riforma è accentuata dalla prospettiva della prossima legislatura, che sarà chiamata a eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La necessità di un sistema elettorale che assicuri stabilità e governabilità è il fulcro della strategia di Meloni, la quale punta a guidare il governo più longevo della storia repubblicana, superando il record di 1.255 giorni detenuto dall’esecutivo Berlusconi II.
Tensioni nel centrodestra e ipotesi di rimpasto
Nel frattempo, il centrodestra vive un momento di forte agitazione interna. La Lega di Matteo Salvini appare in una fase di riflessione, con il segretario federale che mantiene un basso profilo pubblico mentre si svolge una segreteria politica del partito. Particolarmente delicato è il dibattito interno riguardo alla possibile chiamata di Luca Zaia al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), carica attualmente ricoperta da Adolfo Urso. L’ipotesi di un rimpasto che vedrebbe Zaia sostituire Urso – con quest’ultimo eventualmente trasferito al posto di Daniela Santanchè – ha provocato malumori nella Lega, che teme un’eccessiva concentrazione di potere economico in mano a ministri leghisti, dato che anche il ministero dell’Economia è guidato da Giancarlo Giorgetti.
Un deputato leghista ha commentato ironicamente come una simile concentrazione potrebbe complicare il consenso interno al partito nelle scelte economiche più difficili. Lo stesso Zaia, però, mantiene il riserbo sul suo futuro ministeriale, mentre la Lega cerca di gestire le tensioni senza compromettere l’unità della coalizione di centrodestra.
L’attività di governo e le misure economiche in scadenza
Sul fronte dell’attività governativa, non sono previsti Consigli dei ministri fino a dopo Pasqua, ma restano sul tavolo questioni urgenti come la scadenza, il 7 aprile, della misura sulle accise sui carburanti. L’attuale regime di riduzione, costato circa 600 milioni di euro senza produrre benefici tangibili per le famiglie italiane, sarà rivisto. Tra le ipotesi allo studio vi sono un possibile bonus benzina destinato alle fasce più vulnerabili e sgravi fiscali settoriali, come anticipato dal ministero dell’Economia.
Il ministro di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato l’importanza di mantenere la stabilità politica, pur lasciando aperta la porta ad eventuali aggiustamenti governativi compatibili con questo obiettivo. Lollobrigida si è detto disponibile a ogni necessità, lasciando intendere che non si escludono cambiamenti nella compagine ministeriale, senza però voler parlare di un “Meloni bis”.
Nel frattempo, la stessa Meloni ha assunto dal 26 marzo 2026 anche l’incarico di ministro del Turismo ad interim, succedendo a Daniela Santanchè, recentemente dimissionaria, segnalando un possibile rimpasto o una riorganizzazione degli incarichi ministeriali nel prossimo futuro.






